GIORNO 8: SENIGALLIA E JESI
SENIGALLIA
Molto gradevole è la cittadina di Senigallia con un bel centro storico ed ariose piazze. Merita una giornata intera se si considera anche la sosta sulla bellissima spiaggia di sabbia fine lunga 14 km. Qui tornerei anche per una settimana. C’è molto da vedere e, come a Rimini, le visite culturali possono essere ben integrate da tanto divertimento in spiaggia.




Naturalmente vi è una Rocca Roveresca, imponente e ben conservata. La costruzione originari risale al 1350 quando il cardinale Egidio Albornoz chiese di progettare una “rocchetta non molto granda” ma fu Giovanni Della Rovere -genero di Federico da Montefeltro e fautore anche della bella Rocca di Mondavio- con gli architetti Laurana e Pontelli a dare alla Rocca la forma attuale, nell’ultimo quarto del XV secolo.

Tra tutte le numerose chiese della città, la chiesa della Croce è la più bella. Risale al 1608 ma vi era un’antica chiesa precedentemente, nella quale il 20 maggio 1582 venne posizionato un dipinto di Federico Barocci. Sullo sfondo della pala dedicata alla Sepoltura di Cristo si vede il Palazzo Ducale di Urbino.


Interessante anche la pinacoteca cittadina che si affaccia su Piazza Garibaldi. Ospita un importante dipinto del Perugino.



Il Foro Annonario in stile neoclassico, risalente al 1834, è caratterizzato da un portico circolare con 24 colonne in stile dorico. Qui si svolge il tradizionale mercato.


JESI
Jesi è una cittadina di modeste dimensioni e diversi punti di interesse quindi è bene riservare una mezza giornata.
Jesi ha una cinta muraria edificata sul precedente tracciato romano tra 1200 e 1300 e ampliata nel 1400 dal grande architetto militare Baccio Pontelli che in questa zona lavorò moltissimo.


La pinacoteca di Palazzo Pianetti è stata una bellissima sorpresa, con personale qualificato e disponibile a raccontare le vicissitudini della collezione. Alla sua costituzione contribuì Orfeo Tamburi, nato proprio a Jesi. Il Palazzo, del XVIII secolo,è noto per ospitare ben cinque opere di Lorenzo Lotto e una bella galleria di stucchi rococò.
Al pianoterra è esposta la parte archeologica della collezione, al piano nobile i dipinti dal 1300 al 1600 -e qui si trova anche la nota galleria degli stucchi-, al secondo piano una raccolta di opere moderne e contemporanee.

I lavori in stucco, attribuibili a Giuseppe Tamanti, Giuseppe Simbeni e Andrea Mercoli, furono effettuati tra il 1766 e il 1770. Gli elementi decorativi si rapportano con la decorazione pittorica e sono disposti secondo rapporti di ordine ideologico e simbolico legati al nuovo pensiero illuministico: quattro stagioni, quattro arti liberali, quattro continenti e quattro elementi.

Belle in particolare le lunette dedicate alla musica ed all’architettura.

La raccolta di dipinti antichi inizia con Pietro Paolo Agabiti, pittore e scultore nato a Sassoferrato nel 1470, e prosegue con altri artisti locali per poi arrivare a Lotto.


Lotto venne a Jesi per la prima volta il 18 ottobre 1511 dove firmò l’accordo con la Confraternita del Buon Gesù per un dipinto raffigurante la Deposizione realizzato nel 1512.

L’Annunciazione invece è datata 1525 ed era parte di un trittico di cui è andata persa la parte centrale che raffigurava San Giovanni. Davvero un capolavoro di colori e leggiadria.

Bellissima la Pala di Santa Lucia del 1523 commissionata dalla confraternita di Santa Lucia. La predella raffigura Santa Lucia davanti alla tomba di Sant’Agata, Lucia condannata, Lucia trascinata dai buoi.

La Corporazione di San Francesco al Monte commissionò le due opere della sale seguente di cui una purtroppo non visibile perchè in restauro. La Madonna delle Rose è datata 1526.


Il secondo piano è dedicato alle opere d’arte contemporanea tra cui una singolare Annunciazione di Michelangelo Pistoletto ed una di Omar Galliani che dovrebbero dialogare con quella di Lotto. Amo Pistoletto ma quest’opera non mi fa impazzire.


Tra le altre, opere di Valeriano Trubbiani di Virgilio Guidi, di Renato Guttuso e di Floriano Bodini


e alcune ovviamente di Orfeo Tamburi.


Usciti da palazzo Pianetti e passeggiando per le vie si trovano il monumento a Pergolesi, nato nel 1710 qui a Jesi, davanti al settecentesco Santuario delle Grazie,

la chiesa di San Nicolò, la più antica di cui si conservi memoria scritta, di origine romanica ma rimodellata in forme gotiche,

Piazza della Repubblica, con il Teatro Pergolesi, originariamente denominato “della Concordia”, edificato tra il 1790 e il 1798 (con un’ottima e storica gelateria sulla sinistra, da Rosita),

palazzo Ricci del 1500,

e il palazzo della Signoria bellissimo esempio di architettura civile di Francesco di Giorgio Martini, incontrato in questo viaggio già a Urbino ed a Mondavio come architetto di architetture militari.

Piazza Federico II con la Cattedrale di San Settimio si apre in fondo a via Pergolesi. Sia Federico II di Svevia nel 1194 che Giovanni Battista Pergolesi nel 1710 nacquero a Jesi e la città, nei nomi delle vie e nelle placche commemorative, non ha dimenticato i suoi due più celebri figli.

GIORNO 9: GROTTE DI FRASASSI E ARCEVIA
GROTTE DI FRASASSI
Io non so quanti visitatori all’anno possano contare le Grotte di Frasassi ma sicuramente ne meriterebbero a milioni. Non hanno davvero niente da invidiare al Gran Canyon, sono uno spettacolo naturale di intensa bellezza, eleganza, armonia. Non c’è niente da fare, sono una delle meraviglie del nostro paese. Credo anche però che questa zona non reggerebbe all’impatto di un numero più alto di visitatori rispetto all’attuale e probabilmente verrebbe stravolta nella sua autenticità. E invece si possono ancora assaggiare i cappellacci con salsiccia e funghi della signora Viola a Mergo o i ravioli con zucchine in fiore fatti a mano alla Taverna dei Ribelli.



Scoperte per caso da un gruppo di giovani speleologi di Ancona nel 1971, le grotte sono divise in diverse ‘sale’. Tra le più belle, la sala delle candeline.

Ad alcune formazioni é stato dato addirittura un nome: al centro, la stalagmite bianca è Dante e ha tra i 120.000 ed i 150.000 anni.

Come se fosse necessario aggiungere altro, se si percorre una salita di circa 700 metri sotto il sole si possono raggiungere la Santuario della Madonna di Frasassi del 1029 e il Tempietto Valadier del 1828 incastonati nella montagna. Imperdibili.



ARCEVIA
Arcevia è molto piccola e un paio di ore per visitarla bastano a meno che non si vogliano vedere anche gli altri castelli della zona. Belli anche da queste parti gli itinerari in bicicletta. La chiesa di San Giovanni Battista del 1200 accoglie i visitatori alle porte del paese.

Sempre del 1200 sono la chiesa di San Francesco e il Palazzo Comunale.


La chiesa della Collegiata custodisce invece i due dipinti di Signorelli che siamo venuti a vedere, una bellissima Madonna con Bambino dei della Robbia e una Madonna con Bambino e Santi Domenico e Caterina da Siena del 1642 di Simone Cantarini, artista pesarese.

Appena si varca l’ingresso si intuisce che la pala d’altare, del 1507, è un’opera devozionale e non è collocata in modo da facilitarne la visione ai visitatori: è in alto e troppo arretrata rispetto all’altare, quindi non è praticamente visibile. Diversa la collocazione del Battesimo di Cristo, sempre di Luca Signorelli, collocato per fortuna in una cappella laterale e decisamente più fruibile.

Incredibile l’altare in terracotta invetriata dei Della Robbia: databile intorno al 1510-13, è un assemblaggio realizzato in parte da un’opera di Giovanni della Robbia e in parte da un’opera di Marco della Robbia.


GIORNO 9: MERGO, ANCONA E SIROLO
MERGO

Mergo merita una visita anche solo per mangiare all’Osteria delle Viole dove noi abbiamo anche soggiornato per essere vicini alle grotte di Frasassi. Spesso in questo viaggio abbiamo avuto la fortuna di trovare casali ristrutturati o antiche case e questa è stata una di quelle volte. La signora Viola ha ristrutturato una casa del 1850, ha creato cinque deliziose camere e l’ha arredata con il gusto di una volta, dagli arredi alle porte.
Il borgo è delizioso con la chiesa di San Lorenzo eretta nel XII secolo.


La facciata quadrata in cotto presenta al centro una finestra ornata di timpano e un portale in mattoni. All’interno si trovano l’opera Madonna del Rosario con San Domenico e Santa Caterina da Siena del pittore di Arcevia Ercole Ramazzani del ‘500, il dipinto di Orazio Orazi di Camerino San Pietro dell’800 e un reliquiario del ‘700.

Poco fuori Mergo si trova anche la Chiesa di Santa Marciana.

ANCONA
Ancona si presenta come una grande città portuale ma nasconde ancora un nucleo romano molto pittoresco. C’è molto da vedere quindi occorre almeno una giornata per la sola città. Noi siamo rimasti tre notti per visitare, partendo da qui anche il Conero. Bello l’arco di Traiano che accoglie all’ingresso della città nei pressi del porto e la porta san Pietro della prima metà del 1200.

La Pinacoteca della città ospita un’opera di Lorenzo Lotto, una di Carlo Crivelli e, temporaneamente, due Tiziano.

Bellissimo il nucleo di opere di Francesco Podesti cui è intitolata la Pinacoteca. Il pittore, nato ad Ancona nel 1800 è rappresentato qui da Eteocle e Polinice del 1824

e dall’enorme tela del Giuramento degli anconetani che raffigura l’assedio di Ancona da parte di Federico il Barbarossa. Molto bello.

Interessanti le opere di Olivuccio di Ciccarello nato a Camerino nel 1365 e morto ad Ancona nel 1439.


Piccolissimo gioiello è la Madonna con Bambino del 1480 circa di Carlo Crivelli, pittore nato a Venezia nel 1430 e morto ad Ancona. Il suo uso della tempera è straordinario. A Milano ci sono diverse sue opere ma questa è davvero molto raffinata. Interessante anche per i bambini la simbologia che sottende: la mela simbolo del peccato originale ed il libro per Maria che la connota come Mater Sapientiae.

Di Lorenzo Lotto invece è la Pala dell’Alabarda. Il dipinto si rifa alle Sacre Conversazioni venete. I quattro Santi hanno ognuno un attributo: una pietra per Santo Stefano, un’aquila per S. Giovanni Evangelista, la graticola per San Lorenzo e l’alabarda per San Simon Giuda. Stefano e Lorenzo sono i protettori della città di Ancona mentre bisogna dire che l’alabarda allude alla fine della tirannide del cardinale Benedetto Accolti sugli anconetani.

Nella stassa sala del Lotto sono esposti due Tiziano in prestito temporaneo. La pala Gozzi è la prima opera datata del pittore, 1520.

mentre più tarda é la Crocefissione.

Numerose le opere dell’anconetano Andrea Lilli che nei Quattro Santi in estasi testimonia il forte impatto del Barocci.

Anche Carlo Maratta, massimo artista barocco marchigiano, è ben rappresentato.

Presenti Sassoferrato e Guerrieri,

mentre due enormi Guercino completano il percorso nell’antico.

Nella sala dedicata al moderno, da citare Valeriano Trubbiani che era maceratese,

Corrado Cagli che era anconetano,


Orfeo Tamburi che era di Jesi

e Anselmo Bucci che era di Fossombrone.

Molti sono i punti di interesse di Ancona oltre alla pinacoteca. Bellissima la chiesa di San Francesco alle scale con facciata in parte Romanica e in parte gotica.

All’interno, l’Assunta di Lorenzo Lotto, 1550.


e un Battesimo di Cristo di Pellegrino Tibaldi del 1560.

Non lontano da San Francesco si trovano due bellissimi edifici quattrocenteschi: Palazzo Benincasa e

la splendida Loggia dei Mercanti. La costruzione del palazzo iniziò nel 1442 ad opera dell’architetto Giovanni Pace detto Sodo, in un periodo molto florido per la città ma la facciata, in stile gotico veneziano, è dell’architetto Giorgio da Sebenico che vi lavorò dal 1451 al 1459. Situato molto vicino al porto, da sempre fulcro degli intensi scambi mercantili indispensabili per l’economia di Ancona, questo luogo era deputato a riunioni di mercanti e trattative.

Poco distante dalla loggia si trova la chiesa di Santa Maria della Piazza del 1000-1100, costruita sui resti di una basilica paleocristiana. È un gioiello di architettura romanica, raro nella sua autenticità perché molte delle chiese viste finora dall’aspetto esterno medievale sono state rimaneggiate all’interno nel corso del ‘700.

Sotto l’attuale chiesa si conservano ancora ben visibili i resti dei mosaici e delle pitture paleocristiani, del IV e poi del VI secolo con stratificazioni differenti.



Proseguendo nell’esplorazione del centro storico verso il Duomo, troviamo Palazzo Ferretti del 1500 che ospita oggi il museo Archeologico, oltre ad affreschi di Pellegrino Tibaldi e una torre medievale.

Si trovano poi a sinistra la chiesa dei Santi Pellegrino e Teresa ed a destra il bellissimo palazzo del Senato del 1100.


Dopo una salita che con le temperature estive assume le sembianze di un calvario, si giunge infine al Duomo di Ancona che è davvero una meraviglia. Si tratta di un perfetto connubio tra romanico, gotico e bizantino, con pianta a croce greca, piuttosto rara se ci si pensa. Sui resti di un’antica chiesa ellenistica, fu costruita a partire dal VI secolo una basilica paleocristiana dedicata a San Lorenzo ma a partire dall’anno 1000 la stessa venne intitolata a San Ciriaco, patrono di Ancona, e da allora è il Duomo della città. La facciata verso il porto venne arricchita nel 1200 da un protiro in pietra bianca del Conero e marmo rosso di Verona. La cupola si erge all’incrocio dei bracci ed è decorata con pennacchi di fattura bizantina.


Ovviamente strepitosa la vista dall’alto della città e dell’ampio porto.
SIROLO
A fine giornata -visto che prima dell’imbrunire è impossibile parcheggiare- ci rechiamo a Sirolo. Il villaggio è carino, con una bella piazzetta e qualche piccola via. Bella la chiesetta di San Nicolò di Bari del 1700.


GIORNO 11: PORTONOVO E NUMANA
PORTONOVO
L’unica parte del viaggio che non sono riuscita a organizzare preventivamente è stata quella del Conero. Le spiagge più note sono quasi impossibili da raggiungere con l’auto ma purtroppo sono quasi altrettanto difficili da raggiungere con i mezzi pubblici. In una rovente Piazza Cavour ad Ancona abbiamo trovato la linea interurbana 94 per Portonovo. Dalla piazzetta di Portonovo dove ferma il bus per accedere al mare bisogna attraversare un piccolo bosco: scendendo verso la destra si trovano gli stabilimenti attrezzati, scendendo a sinistra si arriva al ristorante più vecchio di Portonovo e alle capanne dei pescatori di moscioli, la variante locale delle cozze.


Dopo un bagno a Portonovo ci si può spostare con navetta gratuita a Numana.
NUMANA
Numana è molto simpatica e più grande di Sirolo. Si sviluppa su più piani, dalla cima della collina fino al porto. Nel centro si trova il bel Municipio e sul punto più panoramico della cittadina, quanto rimane della torre che serviva per controllare l’arrivo dei pirati.





Dal porto di Numana poi ci sono bus di linea extraurbani che con un po’ di fortuna riportano a Piazza Cavour ad Ancona.
Ci sono parti di costa che sono visibili solo dal mare poichè l’accesso via terra non è possibile quindi vale sicuramente la pena fare una gita in barca, anche breve, per vedere almeno le due sorelle, una bellissima coppia di scogli così chiamata per la somiglianza a una coppia di religiose in preghiera. Dal mare sono chiaramente visibili anche l

Casali e b&b consigliati per dormire: Osteria delle Viole, Mergo (nei pressi delle grotte)
Osterie consigliate: Osteria delle Viole, Mergo (stessa proprietà del b&b). La Taverna dei Ribelli, Mergo.
Dove tornerei? A Mergo per mangiare alle Viole
Dove passerei una settimana? Senigallia
Week end romantico? Ad Ancona