PARTE II, TORNANDO VERSO NORD
GIORNO 8: OTRANTO
Otranto è la città più orientale d’Italia. Le strade strette e tortuose sono lastricate di pietra e sono racchiuse tra le mura aragonesi.

La cittadina era già viva nel IX secolo avanti Cristo ed era un centro messapico che intratteneva rapporti con l’altra sponda della Adriatico. Nell’XI secolo sotto la dominazione normanna fu un crocevia di intensa vita commerciale. Al periodo di massimo splendore mise fine l’ assedio che i turchi di Maometto II posero alla cittadina nel 1480 per conquistarsi un avamposto da cui muovere contro i cristiani. Dopo una resistenza durata 15 giorni vennero massacrati migliaia di abitanti tra cui 800 cristiani che rifiutarono di rinnegare la propria fede (e vedremo in seguito dove finirono). I martiri vennero santificati e la città fu ripresa dagli aragonesi nel 1481 ma nonostante la ricostruzione, dalla seconda metà del ‘600 decadde sempre di più, in parallelo alla crescita di potenza della rivale Lecce.
Il centro si sviluppa intorno al porto

dove si trova anche una piacevole spiaggetta.

La cattedrale è un capolavoro romanico, fu edificata in onore di San Sabino tra 1170 e il 1178, fu poi impreziosita da decorazione barocca ma un restauro recente ha recuperato le forme del romanico pugliese. La facciata mostra la compresenza di elementi medievali e seicenteschi. É priva di decorazioni ma il bel rosone a 16 raggi e il portale la rendono più piacevole.

La chiesa venne consacrata nel 1088 e venne ricostruita dopo l’assedio turco. All’interno, oltre a un bel soffitto a cassettoni lignei, si trova un importantissimo mosaico pavimentale, unico in Puglia conservato quasi integralmente, realizzato nel 1163-1165. Il mosaico è una sintesi di tradizione culturale occidentale e orientale. Le tessere formano un albero della vita sorretto da una coppia di elefanti. Tra i rami si trovano animali mostruosi e simboli vari del sapere medievale, delle sacre scritture, di trattati di storia naturale, della mitologia, delle novelle medievali e delle leggende bretoni. Il disegno ha un significato di redenzione, dal peccato alla salvezza. Tra gli altri si trovano anche i dodici segni zodiacali.




È incredibile la cappella dei martiri che conserva le ossa degli 800 martiri del 1480, conservate dentro a teche a muro in vetro.

Bella anche la cripta sorretta da 42 colonne.
Deliziosa la piccola chiesa bizantina di San Pietro. Con pianta a croce greca, risale al IX secolo e conserva interessanti affreschi. I più antichi sono quelli che rappresentano la Lavanda dei piedi e l’Ultima Cena.




CURSI
Cursi non ha un centro abitato noto ma ci fermiamo per la notte e scopriamo che il palazzo nel quale abbiamo pernottato ha il più antico frantoio ipogeo del Salento. L’energia e la capacità della famiglia che gestisce la struttura turistica Trapetum Salento Domus è ammirevole. A cura loro sono il recupero del palazzo storico e la creazione di una piacevolissima oasi di verde che completa la proprietà, nonché il recupero dell’antico frantoio sottostante. Una tale capacità fa onore a un territorio che in passato ha puntato più alla vendita delle proprie risorse (in particolare della pietra) che al riconoscimento di una propria identità ma che ora desidera seguire una vocazione residenziale e turistica.

GIRNO 9: GALATINA
Galatina ci viene consigliata dal proprietario di Trapetum e in effetti la chiesa di Santa Caterina d’Alessandria è strepitosa. Sa più di chiesa fiorentina che di chiesa salentina…
É stata completata in soli sette anni nel 1391. La sua particolarità è l’interno, completamente ricoperto di affreschi realizzati entro la prima metà del 1400. Le 150 scene sono opere di pittori toscani, napoletani e padovani, a testimonianza dei consistenti scambi culturali con le regioni centro settentrionali. Molto belli nel presbiterio gli affreschi riguardanti la storia di Santa Caterina d’Alessandria alla quale la chiesa è dedicata.



FARAGLIONI DI SANT’ANDREA
Tra Otranto e Lecce si trova un posto meraviglioso: i faraglioni di Sant’Andrea.

Ci fermiamo naturalmente per qualche foto e qualche tuffo.


LECCE
Lecce è talmente bella che è chiamata la Firenze del Sud. Qui il rococò ha toccato i vertici assoluti. È bellissima e vivace anche la sera.
La presenza di tombe messapiche, del teatro e dell’anfiteatro di età romana indicano che Lecce è molto antica, in più ne parla Strabone come Lupiae e il toponimo sembra collegato anche la figura della lupa che campeggia sullo stemma cittadino sotto a un leccio.

Dopo la fine dell’impero romano, Lecce cadde per le invasioni barbariche e poi a causa della guerra tra i Goti e bizantini nel VI secolo. Se l’epoca bizantina favorì l’ascesa di Otranto, con l’arrivo dei Normanni nel 1069 Lecce riguadagnò importanza soprattutto con l’insediamento dei Benedettini che tentarono di combattere l’egemonia culturale di Costantinopoli. Così nacquero chiese e monasteri. Gli svevi la trascurarono ma gli angioini la aprirono ai commerci con Venezia, una crescita che non fu più interrotta, grazie anche al progressivo decadimento di Otranto, la rivale. Le invasioni musulmane che avevano messo a dura prova la costa alla fine del 1400 (ricordiamo il sacco di Otranto e gli 800 martiri) non toccò più di tanto Lecce, grazie forse anche la sua posizione più nell’entroterra. La battaglia di Lepanto nel 1571 mise finalmente fine alle minacce dei Turchi e il concilio di Trento permise la diffusione dei potenti ordini religiosi che diedero alla città un nuovo impulso artistico. Così Lecce divenne un cantiere a cielo aperto. Francesco Antonio e Giuseppe Zimbalo, Giuseppe Cino, Mauro ed Emanuele Manieri diedero un contributo essenziale alla formazione del barocco. In seguito, la soppressione degli ordini religiosi voluta da Napoleone portò alla creazione di nuovi quartieri dall’aspetto neoclassico, neogotico e neomoresco.
Molto importante è il Duomo, preceduto dai propilei che segnano l’ingresso alla piazza aperta nel 1761. Grazie al colore della pietra locale gli edifici che circondano il Duomo creano una raffinata scenografia.

Il Duomo è stato eretto nel 1114 e ricostruito nel 1659-70 a opera di Giuseppe Zimbalo, la personalità più significativa del barocco leccese. La facciata è collocata frontalmente alla piazza ma è laterale rispetto all’orientamento della chiesa.

Tre tele settecentesche di Oronzo Tiso decorano l’abside.

Sotto alla chiesa si trova la cripta con 92 colonne e semi colonne con capitelli risalenti al 1500.

Tra tutti, bello quello con la lupa e il leccio, simboli della città.

Sulla piazza antistante il Duomo si trovano anche il Palazzo Vescovile di aspetto rococò e il Palazzo del Seminario costruito tra il 1694 e il 1709 su progetto di Giuseppe Cino. All’interno si trova un pozzo.


Il campanile accanto al Duomo è un’altra opera di Giuseppe Zimbalo ed è datato 1682. Si sviluppa su cinque piani e all’ultimo ha un’edicola ottagonale a cupola da cui si gode un bel panorama su Lecce e sulla campagna fino all’adriatico.

Bellissima è anche la basilica di Santa Croce.

É iI più celebre esempio di barocco leccese di Gabriele Riccardi che iniziò a lavorare intorno al 1549 su un luogo più antico. Di Francesco Antonio Zimbalo sono i portali laterali del 1606. Il rosone d’ispirazione romanica ha un elaborata ghiera barocca e il timpano fitto di intagli. La facciata è un tripudio di ornamenti.
All’interno troviamo un soffitto ligneo, una cupola e diversi altari, in particolare quello di San Francesco di Paola del 1614 opera di Francesco Antonio Zimbalo e dodici bassorilievi con gli episodi della vita del Santo.


Importanti anche la chiesa di San Matteo eretta tra il 1667 e il 1700

e Santa Chiara eretta nel 1429 ma quasi completamente restaurata da Giuseppe Cino nel 1690 circa.

GIORNO 10: CAMPO DI MARE
Prima di spostarci a Brindisi passiamo a Campo di Mare per un bagno. Scegliamo questa zona perché c’è un po’ di vento e il mare è increspato ma in questo punto, grazie alle insenature artificiali, si possono apprezzare i colori dell’acqua calma.

BRINDISI
Brindisi è una città molto piacevole, molto meno affollata di Lecce e meno chiassosa di Gallipoli. Si capisce che la sua vocazione è principalmente portuale e commerciale e non propriamente turistica ma il porto è molto bello e più sicuro di quello, ad esempio, di Taranto.
Con Taranto Brindisi ebbe rapporti molto conflittuali ma a tratti. Furono nemiche poi alleate per frenare l’avanzata romana ma alla caduta di Taranto seguì quella di Brindisi.
Fu collegata a Roma da un prolungamento della via Appia e dalla successiva apertura della via Traiana e il suo porto divenne punto di transito degli eserciti verso Oriente. Da Brindisi passò l’esercito di Cesare cercando di accerchiare Pompeo e tanti altri avvenimenti si svolsero in questa città. Con la caduta di Roma, Brindisi fu saccheggiata e occupata da goti, longobardi e saraceni. Fu dominata dai bizantini e poi dai normanni. Federico II scelse Brindisi per il suo matrimonio nel 1225 e fu scelta come porto dai crociati per le spedizioni in Terra Santa tra l’ XI e il XIII secolo. Gli angioini la ingrandirono, gli aragonesi eressero il forte sull’isola di Sant’Andrea a difesa delle scorrerie turche. Nel 1800 all’apertura del Canale di Suez Brindisi tornò a essere uno scalo importante per i traffici con l’oriente. Durante la Prima Guerra mondiale rivestì un ruolo strategico e importante è fu capitale d’Italia per cinque mesi nel 1943 quando si rifugiarono qui il re Vittorio Emanuele III e il maresciallo Badoglio.
Belli il porto e il lungomare che è il luogo simbolo della città.

L’ imponente monumento a forma di gigantesco timone che si vede sull’altra sponda è il Monumento Nazionale al Marinaio d’Italia. Fu eretto tra il 1932 e il 1933 per commemorare i marinai caduti nella Prima Guerra Mondiale, è alto 54 metri dal piazzale superiore, è realizzato in cemento armato e rivestito in pietra.
All’interno del monumento si trova una cappella sacrario con i nomi dei caduti e una statua in bronzo.
È colloquialmente noto tra i residenti brindisini come “la jatta ‘ssittata” (la gatta seduta).

Le colonne romane in origine gemelle si raggiungono salendo 52 gradini della scalinata Virgiliana che arriva sul lungomare. Le colonne indicavano il punto terminale della via Appia e probabilmente raggiungevano un monumento sull’acropoli affacciata al mare. Ora è visibile solo una delle due Colonne, l’altra è stata donata a Lecce e regge ora la statua di Sant’Oronzo nella grande piazza.

Naturalmente c’è una cattedrale. È dedicata alla visitazione e a San Giovanni Battista. Risale al 1089-1132 ma fu riedificata quasi del tutto dopo il terremoto del 1743 e personalmente non trovo abbia molto fascino. All’interno ci sono tele di Oronzo Tisi, nel presbiterio.




A sinistra della cattedrale c’è la loggia del Balsamo o della ragione che risale al 1300.

Molto importante è invece San Giovanni al Sepolcro, gioiello dell’architettura normanna e menzionata per la prima volta nel 1128. Alle pareti alcune tracce di affreschi del 1200 e 1300, San Giorgio il drago tra i pochi leggibili. La struttura replicava quella del Santo Sepolcro a Gerusalemme e, visto che Brindisi era utilizzata come porto dai crociati verso la Terra Santa, la chiesa era molto venerata.



GIORNO 11: OSTUNI
Il borgo medievale con le abitazioni intonacate a calce ricorda una casbah araba e/o un paesino greco. Il centro storico si dispone intorno alla cattedrale con una serie di stradine e scalinate sovrastate spesso da arcate. Sant’Oronzo, che abbiamo già visto in piazza a Lecce, anche qui è celebrato perché secondo la leggenda risparmiò dalla peste l’intera terra d’Otranto. Anche Ostuni è antichissima, abitata dal paleolitico come testimonia Delia, la donna vissuta circa 26.000 anni fa rinvenuta in una grotta fuori città. In seguito fu messapica, romana, evangelizzata nel primo secolo, decadde con il crollo dell’impero romano, fu saccheggiata dai goti, dai longobardi e dai saraceni. Nell’VIII secolo il territorio si popolò di monaci giunti dalla Siria e dall’Egitto mentre furono i normanni a intensificare la coltura dell’olivo e a sviluppare il commercio. Appartenne a Lecce, poi a Taranto e gli angioini la rafforzarono. Fiorì sotto il Ducato di Bari, nel 1500 gli spagnoli la rafforzarono, mentre nel 1600 subì una battuta d’arresto. In età borbonica ricominciò a crescere fino a quando nel XX secolo si sviluppò molto il turismo. Il cuore della città è il Palazzo Comunale ex convento dei francescani, con l’obelisco di Sant’Oronzo settecentesco.


La cattedrale è del 1430-1495 ed è tardo gotica.

All’interno, rifatto più volte, è rimasto un affresco del 1400. Il soffitto è ricoperto da tele settecentesche mentre il coro è del 1600.


Molto bella anche Maria Santissima del Carmine, il convento carmelitano dedicato a Santa Maria della Misericordia che fu fondato nella seconda metà del XV secolo e si trova oltre le mura di fortificazione.

TORRE GUACETO
Subito dopo Ostuni andiamo alla riserva naturale e area marina protetta di Torre Guaceto che si estende per circa 8 km ed è protetta già dagli anni settanta del Novecento. Vista l’estensione della spiaggia ci sono diversi punti in cui fare il bagno. In uno di questi punti c’è anche un centro di recupero per tartarughe ferite.



ALBEROBELLO
Alberobello è un paese fiabesco che conta diecimila abitanti circa. È patrimonio mondiale dell’Unesco e si contano oltre 1500 Trulli disseminati tra le stradine. Si divide in rioni e il più apprezzabile è il rione Aia Piccola con un complesso di quindici trulli. C’è anche una basilica ma è ricostruita nel XIX secolo. Di Alberobello naturalmente si apprezza più l’atmosfera che i monumenti storici. È un posto davvero unico al mondo. Molti trulli sono convertiti oggi in bed and breakfast ed è quindi possibile soggiornare all’interno, cosa che naturalmente noi abbiamo fatto e consigliamo.



GIORNO 12: LOCOROTONDO
Terminiamo in mattinata la nostra visita ad Alberobello e ci spostiamo a Locorotondo che dista solo un quarto d’ora da Alberobello. È su un cucuzzolo e domina le vigne. Si sa poco delle origini della cittadina ma se ne parla prima volta nel 1100. Nel 1400 fece parte del principato di Taranto. Il nucleo storico si snoda tra via Garibaldi e Porta Nuova. Diverse le chiese della cittadina, molto carina la chiesa di Santa Maria la Greca per lo splendido rosone traforato in facciata.




POLIGNANO A MARE
Polignano si trova su un promontorio roccioso a picco sul mare ed è nota per i tuffi della Red bull Cliff diving. È attraversata da una profonda incisione che si chiama Lama monachile e si apre sulla spiaggia libera di Cala Porto.




La chiesa principale è la Chiesa Matrice del 1295.


All’interno, il presepe ligneo è di Stefano da Putignano, XVI secolo.

Da visitare è la fondazione museo Pino Pascali nell’ex mattatoio comunale del paese. Purtroppo noi troviamo in riallestimento le opere non c’è niente di Pascali visibile tranne l’ altalena esposta all’esterno.

GIORNO 13: PORTO CAVALLO
Prima di partire per Bari ci fermiamo per un bagno a Porto Cavallo e


nella Cala delle alghe, poco più avanti e meno affollata.


BARI
Bari presenta un mix di antico e moderno, di sacro profano si capisce che era uno snodo fondamentale per i commerci con l’oriente. Dal porto partivano le navi dei pellegrini diretti in Terra Santa e anche oggi molti fedeli si riversano nella basilica di San Nicola.
Bari è una città molto antica, era abitata fin dalla preistoria, poi naturalmente fu romana, contesa tra Bisanzio e i longobardi prima e saraceni poi, nel IX secolo. Nel X secolo fu sede del Catapano, il funzionario imperiale che governava sui territori bizantini e in seguito si consolidò l’attività mercantile. Questo contribuì a inserire Bari come Venezia tra le città più importanti dell’epoca. Fu proprio un Doge veneziano a liberarla dall’assedio saraceno nell’ XI secolo e questo stabilì un’alleanza duratura con la Serenissima.
Nel 1071 fu conquistata dai Normanni e nel 1087 le spoglie di San Nicola furono trafugate da Mira e traslate qui. I normanni fecero fiorire i commerci ma più volte la città tentò di rendersi indipendente senza riuscire. Successivamente fu dominata da angioini e poi da aragonesi ma il periodo di appartenenza spagnola fu un’epoca di decadenza. La ripresa fu con i Borboni, quando decisero di allacciare Bari a Napoli e questo determinò la crescita della città. Una nuova crescita si ebbe durante il ventennio fascista.
La chiesa di San Nicola è uno dei punti principali della città. È un esempio significativo di architettura romanica pugliese. Come detto, le spoglie di San Nicola arrivarono da Mira nel 1087 e i cittadini vollero costruire un tempio in grado di glorificare il santo.

La chiesa è un misto di stile occidentale e orientale, occidentali sono le volte a crociera delle navate minori, mentre bizantina è la zona dell’altare dove si trova una sorta di iconastasi che divide presbiterio dalla navata centrale. Il ciborio che sovrasta l’altare è il più antico della regione, mentre la cattedra dell’Abate Elia in marmo è un mirabile esempio di stile medievale pugliese 1098.



In fondo alla navata sinistra si trova un’
opera di Bartolomeo Vivarini, pittore veneziano attivo in Puglia nella seconda metà del XV secolo. La pala è del 1476.

Molto suggestiva ovviamente la cripta dove si conservano le reliquie del Santo, la Santa Manna e la Colonna, oltre a icone e oggetti cari anche alla tradizione ortodossa. Molti fedeli visitano Bari espressamente per accedere a questa importante cripta.



In città è presente anche un castello, il castello svevo di Federico II, costruito tra il XII e il XIII secolo su preesistente struttura bizantina.

La cattedrale è romanica ma rimaneggiata successivamente come attesta anche la cripta decisamente barocca.



Completano il quadro di Bari due belle spiagge, Lido San Francesco e Pane e pomodoro, nota anche per gli intrattenimenti. Il lungomare di Bari è molto bello e ordinato. La sua estensione dà anche una chiara idea delle dimensioni importanti della città.

GIORNO 14: GIOVINAZZO
Terminata la visita di Bari ci spostiamo verso nord in direzione Trani, fermandoci a Giovinazzo e Molfetta. Giovinazzo si trova su un piccolo promontorio a ridosso di un porticciolo. L’insediamento di età romana è stato ampliato in epoca medievale e poi barocca.
Per entrare nel piccolo centro si supera un arco di Traiano. Il numero di chiesette è incredibile per la dimensione del centro. Tra le stradine si incontrano tra le altre Santa Maria di Costantinopoli del XVII secolo,

San Lorenzo del XIV secolo,

Sant’ Andrea del XII secolo

e Santa Maria degli Angeli del XIII-XIV secolo.

Bella la cattedrale dedicata a Santa Maria Assunta, un edificio romanico del XII secolo, ampiamente rimaneggiato nel 1700. Della struttura originaria rimangono l’abside e il transetto. È ricoperta di tele seicentesche di Carlo Rosa e c’è un’icona duecentesca, la Madonna di Corsignano, che sovrasta l’altare maggiore.


Imponenti risultano le mura romane che cingono il borgo antico. Ai piedi di queste si può approfittare di una micro spiaggia di scogli, perfetta per un rapido tuffo.

Incantevole il borgo che si snoda tra vicoli.

Fuori dal borgo antico si incontra Piazza Vittorio Emanuele II, con una grande chiesa e una prepotente fontana di tritone.

MOLFETTA
Il Vecchio Duomo di Molfetta vale un viaggio in Puglia, così come quella di Bitonto che si trova qui vicino ma che abbiamo visitato nella prima parte del viaggio, scendendo verso sud. Questa chiesa ha un fascino mozzafiato.
Si trova al porto ed è dedicata al protettore della città San Corrado. Iniziata nel XII secolo è stata terminata nel secolo successivo. È sfuggita per fortuna alle manipolazioni barocche che abbiamo visto in tante chiese di questo viaggio e questo è stato possibile grazie al trasferimento del titolo di Chiesa Madre alla cattedrale un po’ più distante, a fine settecento. Le due torri campanarie sono integre e richiamano l’architettura della basilica di San Nicola a Bari.



La vicinanza della grande costruzione al mare la rende ancora più suggestiva, quasi fosse un baluardo di cristianità visibile dal mare. Le campane suonano di continuo, non saprei dire perché e anche questo rende ancora più surreale il luogo. La struttura romanica è intatta e molto particolare, a pianta asimmetrica: la navata centrale presenta una copertura a tre cupole in asse di altezza variabile, mentre le navate laterali sono coperte con tetti spioventi, a una falda ciascuna, con tegole costituite da chiancarelle della stessa tipologia della copertura dei trulli.
Nelle decorazioni troviamo tre elementi del XII secolo: l’acquasantiera del saraceno, il pluteo, e, davanti a un altare barocco del 1748, una strepitosa lapide raffigurante il Redentore.






Molfetta era abitata sin dalla preistoria e divenne nell’XI secolo sede vescovile. La sua storia ruota intorno al porto che aveva forte importanza all’epoca delle repubbliche marinare perché era un approdo dalla Dalmazia e dalla Grecia ed era legato ai movimenti da e verso la Terra Santa. Nel 1529 è stata devastata dai francesi ma è rimasta un importante centro di cristianità. Lo specchio d’acqua accanto alla cattedrale consente un bagno rinfrescante prima della partenza.

TRANI
Trani è davvero molto bella e merita sicuramente una visita. Le prime notizie della città si hanno nell’XI secolo. L’abitato si arricchì progressivamente di edifici tra cui la basilica paleocristiana di Santa Maria che venne poi inglobata nella famosa cattedrale.
Con Federico II ci fu un’estensione dell’abitato e una nuova cinta difensiva che venne abbattuta nel 1800 per facilitare l’ulteriore ampliamento della città.
La cattedrale è un altro eccezionale esempio di romanico pugliese, con tre absidi semicircolari. Iniziata alla fine del 1000 inglobando la precedente basilica di Santa Maria è in realtà costruita da tre chiese sovrapposte: l’ipogeo di San Leucio, la chiesa di Santa Maria e la basilica di San Nicola Pellegrino. Pregevole in particolare è la facciata con il rosone, il campanile del 1200-1300 e la porta del XII secolo di bronzo con 32 formelle che ora è conservata all’interno della chiesa.





Molto bella è anche la cripta dedicata a San Nicola.


Il castello è del 1233 con piatta quadrangolare e rappresenta una mirabile opera difensiva. É di età sveva.

Il bellissimo porto completa il quadro di una città che mi ha sorpreso per cura e bellezza e che inaspettatamente balza in cima alla classifica dei ‘posti belli’ di questo viaggio.

GIORNO 15: BARLETTA
Barletta è una cittadina ricca di vestigia medievali. Era anch’essa terra di passaggio per chi si recava in Terra Santa. Come altre città di questa regione passò sotto gli angioini nel 1300 e 1400 e sotto gli spagnoli nel 1500. Nel 1600 subì una forte pestilenza e rovinosi terremoti. Rinacque nel dopoguerra con manifatture e viticultura.
Visitiamo subito la pinacoteca De Nittis che è ospitata nel bellissimo palazzo Della Marra, del 1500-1600.

Giuseppe De Nittis nacque a Barletta nel 1846, viaggiò tra Parigi e Londra esponendo con gli impressionisti senza però aderire del tutto al movimento. La raccolta si deve al lascito della moglie Léontine e conta 146 quadri, 65 disegni e le lettere.
Due opere valgono la visita alla Pinacoteca: Colazione in giardino del 1884 e

la bellissima Natura Morta del 1875 circa che raffigura molti oggetti di uso comune di Léontine, tra cui la mantellina raffigurata nel dipinto in cui pattina. È un dipinto enigmatico con elementi di gusto giapponese che in quegli anni a Parigi era oggetto di forte interesse. Molto particolare anche la decorazione murale che si vede sul fondo del dipinto, realizzata tramite l’applicazione di carta sulla tela.

Terminata la visita della pinacoteca ci dedichiamo la resto della cittadina. Il Duomo ha un portale rinascimentale ma è del 1100, terminato nel 1300. Antichi sono il campanile e il ciborio con capitelli non figurati, a testimonianza delle influenze orientali. Nella cripta si vedono tracce della basilica paleocristiana del X secolo.



Poco distante si trova la basilica del Santo Sepolcro. É di origini romaniche, del XII secolo con influenze gotiche del 1300 e 1400 e ha subito successive trasformazioni.




Di fianco alla basilica del Santo Sepolcro si trova il Colosso. Secondo una leggenda sarebbe approdato a Barletta in seguito al naufragio di una nave veneziana proveniente da Costantinopoli. La storia pare invece raccontare che venne trasportato da Ravenna ad opera di Federico II. In ogni caso è databile alla prima metà del v secolo d.C ed è alto quattro metri e mezzo.

Completa la lista dei punti di interesse di Barletta il castello svevo che fu eretto su fortificazione normanne e fu rafforzato dagli aragonesi nel 1400.

Si conclude con la visita di Barletta il nostro bellissimo viaggio in Puglia, tra cultura, sapori e mare.
Gli highlights della settimana
Dove trascorrere un weekend romantico: Ostuni, Alberobello, Giovinazzo.
Per una settimana tra arte e mare: Otranto, Lecce, Trani.
Dove dormire: BnB Verdi, Brindisi. Nel trullo Pietraluce, Alberobello. BnB Maison Divino, Trani.
Dove cenare: Nonna Tetti, Lecce. Matteotti friggitoria, lungomare Brindisi.































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































