Henri Matisse e Tom Wesselmann

Oggetto di interesse di giapponesi americani, italiani, il museo Matisse di Nizza presenta in queste settimane un’interessante mostra sul rapporto tra l’artista americano Tom Wesselmann e il grande maestro francese.

Prima di partire in quarta su quello che Matisse ha rappresentato per l’arte moderna e contemporanea è bene sapere che l’avvio della sua carriera è stata indiscutibilmente ottocentesco sia cronologicamente che stilisticamente. Chi direbbe mai che il maestro della Danza è stato allievo di Gustave Moreau alla Scuola di Belle Arti negli anni novanta del XIX secolo e che le sue prime opere rilevanti avevano questo sapore?

Tra il 1890 ed il 1897 la firma cambia radicalmente così come il tratto,

poi cambiano la prospettiva,

la tecnica, con sperimentazioni alla Signac,

e infine il colore. Questa evoluzione porta Matisse a liberarsi dalle costrizioni di un’arte che non sentiva più sua e che non corrispondeva più al suo tempo. Erano gli anni dei Fauves e delle prime sperimentazioni di Picasso.

Il Museo Matisse disegna molto bene i passaggi avvenuti nella decina di anni cruciali tra la fine del XIX secolo e gli inizi del XX, tra bronzi, matite, chine di produzione del grande artista e oggetti che facevano parte del suo studio e che esercitavano su di lui forte fascinazione -dai maestri antichi alle culture islamiche-

e ci porta al Matisse che tutti conosciamo, quello della sintesi delle forme nello spazio.

A partire dal 1940 Matisse utilizza spesso la tecnica dei papiers gouachés découpés e ne fa un uso ancora più intenso quando, ormai molto anziano e con mobilità ridotta, riesce ancora in questo modo a lavorare con forme e colori.

Una sala è dedicata alla Piscine che Matisse preparò per se stesso in carta quando ormai anziano e malato non poteva più nuotare. “J’aime le regarder parce que j’ai toujours adoré la mer et maintenant que je ne peux plus aller nager, je me suis moi-même entouré de l’ocean”. Così scriveva al direttore del Moma Alfred Barr nel 1952.

Il lavoro originale su carta che ricopriva le pareti del suo studio è conservato al Moma ma il nipote dell’artista ha fatto ricreare l’opera da Hans Spinner in ceramica e l’ha donata al museo di Nizza nel 2011. In mostra le bellissime foto d’epoca che ritraggono l’appartamento nel 1952 sulle cui pareti si trovava l’installazione.

All’ingresso del museo l’imponente Sunset Nude with Matisse Odalisque del 2003 introduce Tom Wesselmann e la mostra temporanea in corso.

Tom Wesselmann prende l’Odalisca di Matisse e la trasforma in icona pop trasformando nel corso degli anni il suo rapporto con Matisse da citazione, ad ammirazione e poi ad eredità quanto a concezione di forme e colori. Ma chi era Tom Wesselmann? Era un eccellente artista seguito da quella grande galleria che fu la Sidney Janis Gallery di New York. Nel 1962 partecipò alla mostra consacrativa International Exhibition of the New Realists con Jim Dine, Roy Lichtenstein, Claes Oldenburg, Robert Indiana e Andy Warhol nonchè Arman, Christo, Rotella, Tinguely e Schifano che portavano le loro istanze dall’Europa. Sebbene Wesselmann non volesse essere celebrato come artista Pop, quella fu la mostra che possiamo dire diede l’avvio al ‘movimento’.

Bellissima l’opera Blue Dance realizzata in alluminio tra il 1996 ed il 2002. Accostati ad essa, tre bozzetti in cartoncino, materiale plastico e scotch che per sovrapposizione mostrano chiaramente l’iter progettuale e creativo dell’opera.

Numerosi i riferimenti di Wesselmann a Matisse nel corso della sua carriera

e persino una citazione diretta con la copia di un autoritratto del grande maestro inserito in Sunset Nude with Matisse Self-portrait del 2004, una delle opere più significative in mostra.

Le opere di Wesselmann ci permettono di guardare meglio all’Odalisca di Matisse che sì attraversa i decenni per la sua modernità ma nasce in un contesto storico ben preciso, dove i modelli vestiti all’orientale si ispiravano a Delacroix ma incontravano la moda del primo dopo guerra affascinata da quell’Oriente lontano ma in fondo non così misterioso.

Un’ultima sezione del percorso museale è dedicata alla cappella di Santa Maria del Rosario di Vence alla quale Matisse si dedicò tra il 1949 ed il 1951.

Molto bella la mostra temporanea e assolutamente da vedere la collezione permanente di questo museo, vera perla di Nizza.

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