GIORNO 13: OFFAGNA E OSIMO
OFFAGNA
Molto caratteristico è il borgo di Offagna, anticamente di proprietà del Papato e poi ceduto alla città di Ancona in pagamento di un debito. Ancona seppe sfruttare la posizione con vista a 360° su tutti i territori circostanti, rendendo Offagna una rocca difensiva assolutamente perfetta con tanto di campana sulle mura -ancora presente- per avvisare della presenza dei nemici.
Entrando nel borgo, subito si incontra la chiesa di Santa Lucia, del 1600. La presenza di diversi rosai all’interno, ex voto e di una riproduzione in piccolo della grotta di Lourdes induce a pensare che si tratti di un luogo che esercita una certa attrazione e susciti devozione nei fedeli.



Ad Offagna è molto diffusa la rete delle botteghe tipiche e, tra tutte, quella di via dei Tornei è davvero particolare.

Procedendo verso la Rocca ed il Torrione si incontra la chiesa seicentesca di San Tommaso. L’ interno come al solito purtroppo è stato rimaneggiato.


Rocca e Torrione risalgono al 1400. All’interno della Rocca sono esposte diverse armi e una piccola raccolta di oggetti della Magna Grecia derivanti da un sequestro dei Carabinieri. Deliziosi i servizi da viaggio e da tavola.



Se dovessi tornare ad Offagna, lo farei a fine luglio, quando la Rocca si anima di gare e feste medioevali. Dicono sia bellissimo.
OSIMO
Osimo è di dimensioni decisamente maggiori rispetto ad Offagna. Che la città fosse ricca si può intuire dal numero dei palazzi aristocratici che ancora oggi sono visibili, almeno dall’esterno. Oggi il numero degli esercizi vuoti e in vendita ci rivela che la situazione non è forse rosea ma del resto oggigiorno tutte le cittadine di provincia di piccole dimensioni soffrono.
Incredibile è il numero di chiese in città. Molte di queste tra l’altro, durante la battaglia di Castelfidardo, ospitarono i feriti. Tra queste, la bella chiesa di San Marco risale al 1300 ma è stata trasformata nel 1600-1700, tanto per cambiare. All’interno vi è una pala del Guercino.


Procedendo in salita verso il Duomo si incontra la chiesa di San Pietro all’ospedale del 1500 trasformata però come al solito nel 1720.

Vi è poi il Santuario di San Giuseppe da Copertino che ha preso il posto di una chiesa dedicata a San Francesco del 1200 e ha subito nel 1700 le solite modifiche. All’interno sono visibili una bellissima Madonna in trono con Santi di Antonio Solario del 1503 e una Crocefissione di Francesco Solimena. Nella Sacrestia, la volta a crociera è decorata da affreschi di scuola giottesca.



Proseguendo, molto bello è il Duomo la cui parte più bella e nota rimane il laterale esterno destro.

Bellissima la decorazione scultorea romanica dei portali.

Meno interessante la facciata principale e gli interni fortemente rimaneggiati nel 1800.
Apprezzabile invece il Battistero accanto, con una pala d’altare raffigurante il Battesimo di Gesù del 1500 del
pittore Jelli incastonata in un altare ligneo di successiva fattura. Ligneo è anche il soffitto, commissionato dal vescovo di
Osimo Agostino Galamini al pittore Antonino Sarti che la
terminò in soli cinque mesi nel 1630. La superficie è decorata con episodi biblici legati all’acqua. Bello anche il grande fonte battesimale in bronzo del 1629, opera dei fratelli recanatesi Tarquinio e Pier Paolo Jacometti, è diviso in tre livelli: putti alati, alternati a nodi di nastri fermati da un fiore e scene sempre legate all’acqua che salva, decorano il tutto.



Da visitare anche la città sotterranea, molto suggestiva ma non adatta a chi soffre di claustrofia.
GIORNO 14: LORETO E PORTORECANATI
LORETO
La basilica di Loreto è uno dei più importanti monumenti gotico-rinascimentali d’Italia, dove lavorarono i più grandi architetti dell’epoca: tra gli altri, Baccio Pontelli, Giuliano da Sangallo, Giuliano da Maiano, Francesco di Giorgio Martini, Bramante, Andrea Sansovino e Antonio da Sangallo il Giovane.
Secondo la tradizione cristiana, gli angeli in volo trasportarono la casa di Maria da Nazareth dapprima in Istria e poi nelle Marche. La prima basilica venne eretta a metà del 1300 tutta intorno alla casetta stessa per raccogliere i pellegrini, ma ben presto risultò troppo piccola e nel 1400 fu aggiunta una parte, con la partecipazione di Donato Bramante e di alcuni dei grandi architetti sopra citati. Progressivamente la Basilica si espanse, pur custodendo ancora al suo interno in una struttura marmorea del Bramante, la casa di Maria. Per quello si chiama anche basilica della Santa Casa.
Cristoforo Roncalli detto il Pomarancio, pittore ufficiale di Papa Clemente VIII, fu incaricato di eseguire due cicli pittorici per la grande cupola del santuario tra il 1610 e 1615 ma a fine ‘800 la decorazione del Pomarancio risultava irrimediabilmente rovinata dalle infiltrazioni quindi fu chiesto a Cesare Maccari di rinnovare la il tutto. Cinque porzioni degli affreschi originali del Pomarancio furono staccati e riportati su tela e sono oggi esposti nel museo. Al museo è custodita anche una cupola modello 1/10 e i cartoni preparatori della decorazione di Maccari.
Prima di dedicarci alla basilica decidiamo di affrontare il museo. Tra le prime opere, un curioso dipinto raffigurante il trasporto della Santa Casa fin qui a Loreto. Si tratta di una copia dell’affresco del Tiepolo realizzata da Mariano Fortuny.

Sempre al museo sono conservati un San Nicola da Tolentino del Guercino, un Cristo di Reni e una Natività del Carracci ma la nostra attenzione va subito alle otto opere di Lotto che siamo venuti a vedere.
Lorenzo Lotto visse a Venezia, Treviso, Roma, Bergamo e a più riprese in Territorio marchigiano tra Recanati, Jesi, Ancona e altri luoghi. Divenne il pittore del santuario della Santa Casa nel 1552 e affrontò allora la sua ultima impresa: collocare alcuni suoi dipinti nel coro dei canonici della chiesa. Siccome cinque dipinti erano già stati realizzati prima dell’arrivo a Loreto, lavorò per renderli compatibili come dimensioni con lo spazio a disposizione nel coro. Due soli quadri dipinse appositamente a Loreto tra il 1555 ed il 1556 e sono l’Adorazione dei Magi e la Presentazione di Gesù al Tempio. A queste opere se ne aggiunge in esposizione una di soggetto profano in comodato da collezione privata, Fortezza che abbatte Fortuna, più volte menzionata dallo stesso Lorenzo Lotto nei suoi scritti, e un San Cristoforo che è esposto nel Santuario.

Le opere al museo sono Il sacrificio di Melchisedech del 1545, il Battesimo di Cristo del 1549, Cristo e l’adultera del 1548, la Presentazione di Gesù al Tempio del 1555, l’Adorazione del Bambino del 1549, Adorazione dei Magi del 1554-55, Combattimento tra Fortezza e Fortuna da collezione privata e, attualmente in restauro ma visibile, San Michele caccia Lucifero del del 1545.

Devo dire che Cristo e l’Adultera, collocata in posizione centrale nella stanza, è il vero capolavoro della sala non solo per la qualità pittorica ma anche per la disposizione dei personaggi il cui affastellamento in primo piano crea la tensione necessaria alla scena.
Nella sala seguente sono esposte due enormi opere di Antonio Mazzone dei Domenichi di Faenza che compongono La Vergine annunciata del 1513-14.
L’opera raffigura Maria nelle vesti di colta gentildonna delle corti rinascimentali, all’interno di una basilica con fuga prospettica di colonne, in atto di ricevere dall’Angelo l’annuncio. Le due tele costituivano le portelle dell’organo, voluto da Giulio II e realizzato sotto Leone X.

Alla conclusione del breve percorso museale, molto bella l’Ultima Cena di Simon Vouet del 1630 in cui emergono naturalismo e scelte luministiche caravaggesche. Il piede in primo piano strizza l’occhio al famoso piede della Madonna dei Pellegrini del Caravaggio nella chiesa romana di sant’Agostino.
All’interno della basilica non è possibile scattare fotografie ma, come si può immaginare, è un trionfo di decorazioni. La sua stessa fama di basilica importantissima per la cristianità però l’ha in qualche misura condannata a continue sistemazione e rimaneggiamenti quindi molti interventi pittorici paiono recenti e poco rimane delle decorazioni più antiche. Tra queste parti residuali, notevoli sono gli affreschi di Melozzo da Forlì nella cappella di San Marco sulla destra ed il grande dipinto di Lotto raffigurante San Cristoforo. Al centro della basilica, nella bellissima struttura marmorea di Donato Bramante, la casa di Maria in cui il fedele può entrare ma solo per pregare.

PORTO RECANATI
La visita a Porto Recanati è motivata dalla voglia di un tuffo in mare ed un momento in spiaggia (di sassetti) a km più o meno zero rispetto a Loreto e rispetto allo splendido casale in cui soggiorniamo. Simpatici il lungomare e la Torre alle spalle di esso ma davvero poco da visitare.

GIORNO 15: RECANATI E MACERATA
RECANATI
Recanati è una cittadina deliziosa e molto bene organizzata che si sviluppa su un asse centrale lungo il quale sono disposti più o meno tutti i punti di interesse. Non ha, per intenderci, la forma circolare della città romana nè gli impianti soliti che siamo stati abituati a vedere finora.
Iniziamo da Villa Colloredo Mels che è la sede del museo civico dal 1998. Il piano nobile ospita la sezione dedicata a Giacomo Leopardi con ritratti e scritti ma soprattutto ospita la pittura dal 1200 in poi, tra cui quattro opere di Lorenzo Lotto.
Tra le opere più apprezzabili ante-Lotto, un affresco raffigurante l’Annunciazione dipinto da Olivuccio di Ciccarello per la chiesa di Sant’Agostino e il polittico di San Vito di Pietro di Domenico da Montepulciano.


Di Lorenzo Lotto sono presenti il polittico Di San Domenico del 1506-1508, la Trasfigurazione del 1511, il San Giacomo maggiore del 1512-13 e l’Annunciazione del 1533-35.
Lotto arrivò per la prima volta nelle Marche nel 1506 chiamato proprio dai recanatesi che gli commissionarono il polittico Di San Domenico, secondo me il più bello dei dipinti qui esposti. La pala d’altare nacque come protesta verso l’ingiustizia compiute nei confronti di Recanati da Papa Giulio II che diede al papato la giurisdizione sul santuario di Loreto provocando alla città una grave perdita economica. Le chiavi appese alla cintura di San Domenico simboleggiano la buona custodia del santuario fino a quel momento ad opera dei recanatesi. Il polittico chiude il periodo giovanile del Lotto e spalanca le porte per Roma perché dopo questo andò ad affrescare gli ambienti del Vaticano dove entrò in contatto con Raffaello.

Di Lotto, 25 opere in tutto sono consevare nelle Marche ma questa, insieme all‘Annunciazione di Jesi ed al Cristo e l’Adultera di Loreto, è un capolavoro.
Per quanto riguarda la celebre Annunciazione qui esposta, fu realizzata su commissione della confraternita dei mercanti di Recanati. La datazione oscilla tra il 1533 ed il ’35. Le particolarità di questo quadro sono l’ombra che l’Angelo lascia, quasi fosse terreno, l’atteggiamento di Maria che anziché voltarsi verso l’Angelo come avviene nell’iconografia più classica guarda spaventata lo spettatore, e il gatto che, terrorizzato dall’arrivo dell’Angelo, potrebbe rappresentare il male che fugge davanti al bene.

Molto bello anche San Giacomo Maggiore quasi una miniatura ad olio su tela. Il santo è raffigurato con la conchiglia, simbolo del pellegrino, che vuole essere anche un riferimento dell’artista a se stesso per l’errare incessante della sua vita.

Uscendo dalla Pinacoteca incontriamo il Duomo che porta ancora i segni del terremoto che ha devastato il centro Italia, con le navate laterali dichiarate inagibili. Fu edificato nel 1600 e decorato successivamente. L’abside fu abbellita nel 1650 con stucchi ed affreschi tra cui il Martirio di San Flaviano, il martirio di Santa Paolina, l’Annunciazione, la Traslazione della Santa Casa di Loreto e la Natività della Vergine.


Procedendo attraverso la cittadina in direzione di casa Leopardi, si incontra la bella piazza Leopardi con la chiesa di San Domenico. All’interno dovrebbe esserci un affresco di Lotto ma purtroppo non riusciamo a vederlo.


Procedendo lungo la stessa arteria principale della cittadina, incontriamo la chiesa di Sant’Agostino che fu edificata alla fine del 1300. Rimangono però pochi affreschi quattrocenteschi a causa di un successivo rifacimento nel corso del quale per fortuna non venne toccato il portale progettato da Giuliano da Maiano e intagliato da Giovanni di Fiandra nel 1484. Appartiene al complesso di Sant’agostino la torre del passero solitario.


Sempre procedendo verso casa Leopardi si incontra anche la chiesa di San Vito.

Infine si giunge a casa Leopardi ed all’ermo colle. Onestamente siamo a Recanati per vedere Lotto e non Leopardi ma devo dire che un tuffo nel passato tra i suoi versi fa bene a me ed anche alle mie figlie che naturalmente prima o poi incontreranno questo grande poeta sul loro percorso scolastico.

MACERATA
Macerata è inaspettatamente bella, ricca di monumenti e di vita. È una città universitaria e si capisce dalla vivacità.
Simbolo della città è lo sferisterio o sferodromo, dal greco “palla e corsa”, un teatro all’aperto che si trova alle porte del centro storico della città. Progettato nel 1820 dall’architetto neoclassico Ireneo Aleandri, fu finanziato da un gruppo di cittadini maceratesi che decisero di donare alla città un luogo per organizzare le attività sportive. È ispirato all’architettura classica e rinascimentale, in particolare all’opera di Andrea Palladio.


Sulla piazza principale di Macerata si ergono il Comune, la Torre dell’orologio e la chiesa di San Paolo. Molto interessante il meccanismo dell’orologio che due volte al giorno si attiva con statuine dei Magi che escono da una porticina ed entrano nell’altra.


Procedendo dalla piazza verso Santa Maria della Misericordia si incontra la Loggia del grano del 1841, realizzata su disegno dell’ing. Agostino Benedettelli. Sussivamente utilizzata come mercato coperto, oggi è sede dell’università.

La chiesa di Santa Maria della Misericordia è la più piccola basilica del mondo e fu costruita in un solo giorno nel 1447. Misurava ‘3 passi per 3 passi’ secondo un detto dell’epoca. All’origine della costruzione, la necessità di chiedere nel più breve tempo possibile la grazia per la fine dalla peste che aveva colpito da città. Nei secoli successivi la piccola chiesa fu ricostruita e assunse l’attuale forma nel 1736-41 quando il celebre Vanvitelli accettò l’incarico di riprogettarla e riuscì a farne un vero e proprio scrigno di tesori tra marmi e illusioni ottiche. Gli affreschi sono del 1737 circa.


GIORNO 16: CIVITANOVA MARCHE, FERMO
CIVITANOVA MARCHE
Ci concediamo un po’ di mare e ci fermiamo per un bagno mattutino a Civitanova Marche. La spiaggia è molto ampia e molto bella e soprattutto è sabbiosa. Dopo la Romagna e, scendendo, Pesaro e Senigallia non ne avevamo più trovata di così bella. Il lungomare, impreziosito da una lunghissima fila di palme, ci fa pensare alla spiaggia di Frejus in Costa Azzurra. Un secondo bagno lo facciamo poco distante, a Porto St. Elpidio ma la sabbia è mista a sassetti e il lungomare meno piacevole.
FERMO
Fermo ha origini antichissime. I primi reperti risalgono all’VIII secolo a.C., fu isola vollanoviana e poi fedelissima di Roma, tanto che si dice che il nome derivi dalla fermezza della sua fedelltà durante la prima e la seconda guerra punica. Dal 1336 la città di Fermo era talmente potente che correva il detto: Quando Fermo vuol fermare, tutta la Marca fa tremare. Il centro è delimitato da mura di epoca sforzesca (1400) ma proprio una rivolta contro gli Sforza portó all’abbattimento del castello. Al sui posto c’è un bellissimo parco pubblico.
Con o senza castello, Fermo è molto bella. Salendo da piazzale Carducci si incontrano il Monte di Pietà e la Chiesa del Carmine del 1300. Di gotico purtroppo rimane solo la facciata del Monte perchè radicali cambiamenti furono apportati a tutto il complesso nel corso degli anni: nel 1688 venne ampliato e fu ammodernato nel 1794 dall’architetto Pietro Augustoni. All’interno vi era un’ Adorazione dei pastori del Baciccio poi trasportata altrove. Sempre salendo nel borgo, si giunge al fulcro della città che è Piazza del Popolo.


Su di essa si affacciano eleganti palazzi con portici in mattoni e dimore cinquecentesche: il Palazzo dei Priori, il Palazzo degli Studi, il Palazzo Apostolico, il Loggiato San Rocco e la chiesa di San Martino. All’interno del Palazzo dei Priori sono visibili due capolavori: uno è il mappamondo settecentesco che misura 2 metri di diametro e il secondo è l’Adorazione dei pastori del 1608 di Rubens.


La salita porta al culmine della collina su cui si erge fiera la cattedrale… e che cattedrale!
Il Duomo venne costruito sopra un tempio pagano nel 1227 da Federico. La facciata è in stile romanico-gotico in pietra d’Istria, poi ristrutturata nel ‘700 dall’architetto Cosimo Morelli. Il portale in bronzo dello scultore Aldo Sergiacomi è sovrastato dalla statua in bronzo della Vergine e da un rosone.
Gli interni purtroppo sono rifatti in stile neoclassico, con una serie di colonne con archi a tutto sesto, cupole e opere di pregio come l’ Icona greco-bizantina di Maria con gli arcangeli Michele e Gabriele.


Segnalo volentieri, poco più a sud delle zone visitate, il magnifico Borgo Storico Seghetti Panichi che vanta sette secoli di storia. La posizione geografica -al confine con il Regno delle due Sicilie- ne decretò inizialmente la funzione di fortilizio militare difensivo nella vallata del Tronto, ma dalla fine del 1600 l’architettura venne modificata ed ingentilita. Alla fine del 1500 risale l’oratorio gentilizio che ospita un ciclo di affreschi della scuola di Biagio Miniera. Attualmente la dimora è in via di restauro a cura della famiglia nobiliare che la possiede e con amore e dedizione se ne prende cura ma è visitabile il Parco Storico Bioenergetico.
Questo, disegnato nel 1870 dal paesaggista Ludwig Winter, si presta anche come location per sessioni di Coaching Experience e di yoga, mentre per i bambini alla visita dei giardini vengono associati laboratori sensoriali.
Tutte le attività sono dettagliate sulla pagina facebook https://www.facebook.com/BorgoStorico?locale=it_IT mentre sul sito della dimora sono disponibili anche alcune suggestioni di itinerari ricchi di fascino https://seghettipanichi.it/itinerari/
GIORNO 17: ASSISI
Con dispiacere lasciamo le Marche per proseguire nel nostro viaggio. Il rammarico dura poco perchè passiamo in una regione altrettanto bella che è l’Umbria.
ASSISI
La prima cosa che scegliamo di visitare ad Assisi è la basilica di San Francesco. Inutile dire che si tratta di un sito di eccezionale importanza per la cristianità. Ma è anche un caposaldo fondamentale della storia dell’arte italiana: hanno lavorato qui Cimabue, Giotto, i Lorenzetti, Simone Martini.
La basilica è composta da una parte inferiore e da una parte superiore. Prima si visita la basilica inferiore che è la più antica. Lungo la navata centrale i meravigliosi affreschi pregiotteschi sono andati in parte perduti quando si decise di aprire le cappelle laterali. Tra queste, importantissima la prima a sinistra, affrescata con le Storie di San Martino da Simone Martini. Voluta e finanziata dal cardinale Gentile Partino da Montefiore, le storie di San Martino furono affrescate da nel 1313-1318. Il ciclo di affreschi di Martini è una delle opere più significative del maestro senese che vi lavorò a più riprese, intervallando i periodi ad Assisi con quelli trascorsi a Siena. Un’altra cappella importantissima è la terza a destra, affrescata da Giotto con storie della Maddalena.
Nel transetto a destra sono presenti un affresco di Cimabue e otto storie dell’infanzia di Cristo di Giotto.
Sotto la basilica inferiore si trova la cripta, ricavata dai francescani per creare uno spazio dedicato alla preghiera. È scavata nel muro e circolare come il Santo Sepolcro. Nell’urna al centro fu trovato il corpo del santo. Sopra la tomba brucia una lampada con l’olio offerto ogni anno da una regione italiana diversa.
Nella chiesa superiore, ci sono i famosissimi affreschi di Giotto che illustrano, in 28 quadri, la vita di San Francesco e altre opere di Cimabue. Tra le scene più intense, quella in cui Francesco si spoglia dei suoi abiti per restituirli al padre.
Terminata la visita alla basilica di San Francesco torniamo in centro ad Assisi, dove si trova la piazza del Comune. Costruita nel luogo del Foro romano, è delimitata dal Tempio di Minerva, dalla Torre del Popolo e dal Palazzo dei Priori. La Torre fu costruita a partire dal 1276 per ospitare la famiglia del Capitano del Popolo. Di fronte alla Fontana dei tre leoni c’è il Palazzo dei Priori, oggi sede del Municipio. Sotto la piazza è visitabile l’antico Foro Romano.



Nonostante la fama, non è la basilica di San Francesco il Duomo della città ma è San Rufino. La facciata è gotica ma molto austera, così come la facciata di Santa Chiara, con tre rosoni e tre portali. Molto bella lunetta con il Cristo in trono tra sole e luna, la Madonna che allatta a sinistra e San Rufino a destra. L’interno purtroppo, ancora una volta, è stato rimaneggiato nel 1700 e non presenta più ciò che ci si aspetterebbe.

Coerente invece tra esterni ed interni è la basilica di Santa Chiara. È in stile gotico ma è davvero molto vicino al romanico. L’interno è suddiviso in tre navate ed è presente un transetto. Accanto alla navata di destra si apre un oratorio con il Crocifisso che parlò a San Francesco nell’Eremo di San Damiano e fu alla base della sua scelta di vita. di Giotto.



GIORNO 18: PERUGIA
Perugia è una città antichissima, prima etrusca, poi romana con il nome di “Augusta Perusia”, fu distrutta dai Goti di Totila (547 d.C.), conquistata dai Bizantini di cui divenne uno dei capisaldi contro l’espansione del Ducato Longobardo di Spoleto. Restò bizantina fino all’VIII secolo poi passò sotto il Papa, nell’anno 1000 si costituì in libero Comune ma restò alleata del Papato. La sua fine fu decretata quando distrusse Foligno, alleata anch’essa del Papa: da quel momento tra lotte per il potere e faide interne perse la sua autonomia e con Papa Paolo III (1531) il controllo della Chiesa divenne definitivo.
Stragi e distruzioni furono la risposta del Papa ad ogni tentativodi ribellione, finché nel 1860 fu unita al Regno d’Italia.
Per prima cosa visitiamo la Galleria Nazionale dell’Umbria ospitata all’interno del magnifico Palazzo dei Priori.

Devo dire che le trovo qualche difetto: le didascalia non sono di immediata lettura, in qualche caso mancano e per le opere assenti per prestito non ci sono nè indicazioni su dove siano esposte e per quanto, nè fotografie. Per i bambini poi mi sarei aspettata qualcosa e invece tutti i programmi o laboratori sono concentrati su scolaresche o piccoli perugini, niente per i forestieri. Esiste un libro della Pimpa sulla pinacoteca ma lo si scopre uscendo ed è comunque adatto per chi torna e ha tempo di prepararsi, non per i turisti di passaggio.
Note molto personali a parte, tra gli artisti da notare vi sono Gentile da Fabriano,

Beato Angelico con il polittico Guidalotti del 1447-49

e Benozzo Gozzoli con la pala della Sapienza Nuova del 1456.

Questi furono artisti fondamentali per il passaggio dal tardogotico alle novità del rinascimento fiorentino. Negli anni ’40 a Perugia era passato Domenico Veneziano che aveva portato con sé da Firenze anche le innovazioni del Ghiberti e di Masaccio.
Pazzesca la pala di Piero del Francesca: se si osserva la parte centrale, l’impianto è tradizionale e probabilmente lo è per rispondere alla richiesta di una committenza ancora ancorata agli stilemi tardogotici, ma se si osserva la parte superiore si noterà quanta innovazione Piero introduce, sia nelle forme che nella prospettiva.

Dopo Piero si passa a Perugino che dopo aver appreso l’arte a Firenza dal Verrocchio, prende le distanze dal maestro e lo dimostra con l’Adorazione dei Magi del 1475.

Rispettivamente di 15 e 20 anni dopo sono l’Annunciazione e la delicatissima Madonna della Consolazione.


Più ‘stanche’ forse le ultime opere del Perugino, come il polittico di Sant’Agostino concluso poco prima della morte.

La pinacoteca custodisce anche diverse opere di Benedetto Bonfigli e Bartolomeo Caporali che hanno raccolto l’eredità del Perugino ma protagonista della scena a Perugia oltre al Perugino fu sicuramente il Pinturicchio di cui presso la galleria è esposta la pala di Santa Maria dei Fossi del 1495.

Di Raffaello invece non rimane nulla qui poichè poiché Scipione Borghese requisì per la propria collezione e portò a Roma il celebre Trasporto di cristo al sepolcro. Qui ne restano alcune copie.
Di Raffaello a Perugia rimane l’affresco della Trinità e Santi a San Severo, finito dal Perugino dopo la morte dell’allievo a Roma nel 1520. Raffaello iniziò a dipingere la parte superiore attorno al 1505 quando, ormai pittore maturo, aveva lasciato Perugia per stabilirsi prevalentemente a Firenze, ma non lo terminò, essendo stato chiamato a Roma per decorare gli appartamenti papali. L’opera segnò per Raffaello il superamento dello stile di Perugino in favore di nuove suggestioni ispirate dai dipinti e dalle sculture di Leonardo e Michelangelo. Perugino terminò la parte inferiore nel 1521 e morì di peste tre anni dopo il suo allievo, nel 1523. Nel 1700 i monaci abbatterono la chiesa quattrocentesca e con il materiale di risulta ampliarono il monastero ed edificarono l’attuale chiesa che conserva la parete affrescata.


Tornando idealmente sui nostri passi, sulla stessa piazza su cui si affaccia il Palazzo dei Priori si trova la cattedrale di San Lorenzo. Al suo interno, nella cappella di San Bernardino da Siena è esposta la monumentale tela della Deposizione di Barocci del 1567.

La Sacrestia maggiore invece è stata decorata nel 1500 da Giovanni Antonio Pandolfi con al centro la scena del martirio di San Lorenzo.

Dietro al Palazzo ed al Duomo si trova piazza Matteotti sulla quale si affacciano due palazzi magnifici, attualmente occupati l’uno dalle Poste e l’altro dal Tribunale. In particolare quello occupato dal Tribunale risale al 1472-81 ed in origine era molto più alto, poi, a causa dei danni provocati da un terremoto, fu ridimensionato.

É davvero molto bello.

Ultima nota prima di ripartire, tra via del Fumo, via della Viola e la chiesa di san Fiorenzo si snoda un quartiere curioso, tra l’artistico ed il trasandato, tipico di una città universitaria popolata di ragazzi creativi.


GIORNO 18: LE CASCATE DELLE MARMORE
La cascata delle Marmore è formata dal fiume Velino che si getta nel Nera. Affluenti del Tevere, si incontrano a 7 km da Terni dando vita alla più alta cascata artificiale d’Europa e tra le più alte del mondo, con un dislivello complessivo di 165 m, suddiviso in tre salti. Il nome deriva dai sali di carbonato di calcio nelle rocce che le fanno sembrare marmo bianco. Il biglietto per l’ingresso al parco ed i percorsi è a pagamento ma per i bambini è una tappa bellissima.

GIORNO 19: FERENTILLO E ORVIETO
Su consiglio di una signora del luogo, decidiamo di visitare il museo delle mummie di Ferentillo. I corpi di uomini e donne del 1700 mummificati furono trovati dai frati cappuccini mentre ripulivano la cripta della chiesa. Con gli anni si scoprì che il processo di mummificazione naturale avveniva per la composizione della terra ricca di sali igroscopici che disidratavano i corpi. Muffe e microrganismi ne evitavano la decomposizione e il clima secco e freddo completava il processo. Piuttosto impressionante.
ORVIETO
Durante la risalita verso Milano ci fermiamo a Orvieto per mostrare alle bambine la magnifica Cattedrale. A quanto sembra dagli studi più recenti, la facciata fu iniziata contemporaneamente al resto della struttura, alla fine del XIII secolo e non nel 1310 come si pensava fino a tempi recentissimi. Non si conosce il nome del primo scultore che vi lavorò ma si sa che Lorenzo Maitani subentrò come capomastro ai primi del 1300 e che vi lavorò fino alla sua morte nel 1330. Maitani inserì elementi gotici, decorò a bassorilievo tutta la parte inferiore della facciata, cambiò il progetto da monocuspidato a tricuspidato e diede alla facciata l’aspetto che ha oggi. Impressionante, tra le tante decorazioni, il rosone del 1300.

L’interno custodisce un numero davvero importante di opere ma spiccano per importanza gli affreschi della Madonna in trono con angeli e Santi di Gentile da Fabriano del 1425 (entrando a sinistra) e il transetto destro, decorato in due fasi: Beato Angelico intervenne con Cristo giudice e i Profeti, mentre Luca Signorelli dopo 50 anni lasciò un segno indelebile nella storia dell’arte italiana, raffigurando gli Apostoli, i Simboli della Passione, i Dottori della Chiesa i Martiri, i Patriarchi, le Vergini, il Finimondo, la Predicazione dell’Anticristo, la Resurrezione della carne, Gli eletti, L’inferno, il Paradiso, poeti, letterarti e filosofi.
Con questo meraviglioso ultimo colpo di scena terminiamo il nostro incredibile viaggio alla scoperta del centro Italia… “Parte Prima” dovrei dire perchè dovremo tornare per vedere meglio alcune cose, ritrovare i nostri amati casali e vedere tanti altri luoghi che questa volta non siamo riusciti ad includere nel nostro itinerario.



Casali consigliati per dormire: Ermo Colle, Recanati
Osterie consigliate: La torre antica, Recanati (a 10 min dal casale Ermo Colle), La taverna dell’artista, Montelupone (a 15 min dal casale Ermo Colle), L’osteria del Donca, Ponte Pattoli (Perugia, praticamente uno stellato non ufficiale), Osteria dello Sportello (vicino alla Cascate).
Dove tornerei? Osimo, Macerata
Dove passerei una settimana? Recanati
Week end romantico? Ad Assisi