Palazzo Reale a Milano presenta un’interessantissima mostra dedicata a El Greco, artista dal talento indiscutibile e dallo stile inconfondibile. Pochissimo sappiamo della vita di questo artista, Domenico Teotokopoulos. Sappiamo che nacque a Creta (all’epoca parte della Repubblica di Venezia), che esordì con un apprendistato come pittore di icone e che diventò maestro d’arte ma sappiamo che già a 26 anni, nel 1567, si trasferì a Venezia. Il soggiorno nella Serenissima fu cruciale per la sua crescita artistica poichè ebbe l’occasione di confrontarsi direttamente con le botteghe di Tiziano, Bassano, Tintoretto e Veronese. Nel 1570 si recò a Roma dove aprì una bottega propria ed infine si stabilì a Toledo dal 1577, città che raffigurerà molto spesso come sfondo nelle opere.
La base neobizzantina e l’horror vacui contraddistinguono la prima produzione di Teotokopoulos ma questa sembra una parentesi chiusa con l’arrivo in Italia.

Durante il soggiorno in Italia, El Greco modificò radicalmente il suo stile, inserendo elementi tratti dal manierismo e dal Rinascimento veneziano, ispirandosi a Tintoretto per le linee prospettiche, per il senso del movimento e per l’uso dell’illuminazione per enfatizzare le scene, a Tiziano per il colore. La mostra è ricca di confronti con gli importanti artisti che segnarono il percorso dell’artista ed influirono sulla sua arte.
Vediamo, messi a confronto, il San Giovanni Battista di Tiziano e quello di El Greco,


il San Martino visto da Jacopo Bassano ed il San Martino di El Greco,

i ritratti di El Greco a destra e quelli di Tintoretto a sinistra.
La gamma cromatica che contraddistingue il pittore greco e lo rende unico ed estremamente moderno si palesa in mostra con la Spoliazione del 1582,

nonchè nel Battesimo di Cristo, enorme tela in prestito da Toledo.


Postura, corporatura statuaria, accentuazione della muscolatura sono tutti rimandi invece a Michelangelo. Sappiamo che El Greco possedeva una copia delle Vite del Vasari, nelle quali il Vasari sosteneva Michelangelo fosse un gran disegnatore ma non un grande pittore. Nelle opere di El Greco troviamo eco della diatriba tra primato veneziano del colore e primato italiano del disegno.
La straordinaria modernità di questo artista si osserva anche nella sua capacità di declinare forme e colori a seconda della scena o del personaggio. La sua è una sorta di Pop Art ante litteram ma accostata, ad esempio, ad un intenso pauperismo nei tre dipinti di San Francesco posizionati quasi alla fine della mostra, a testimoniare anche le riflessioni di una fase più matura della produzione.

La mostra racconta bene l’intera parabola artistica dell’artista e rivela come, alla fine della stessa, egli sia tornato ad alcuni elementi tipici dell’iconografia bizantina, quali l’aureola romboidale e la rappresentazione del soggetto a mezzo busto, in netta contrapposizione con la rappresentazione della figura intera ormai prevalente da Tiziano in poi.
Un ritorno dunque alle sue origini ma dopo un percorso ricco di influenze, di innovazioni, di invenzioni che non si può dire non abbiano influenzato e segnato la storia dell’arte fino al XX secolo.
