Nato a Melbourne da genitori tedeschi, Ron Mueck dal 1986 lavora nel Regno Unito dove ha partecipato alla celebre mostra Sensation: Young British Artists from the Saatchi Collection alla Royal Academy nel 1996-97 che ha portato al successo alcuni dei più noti artisti di oggi.
Nell’arco di 25 anni ha prodotto solo 48 opere. Perchè solo 48? Perchè sono incredibilmente minuziose, monumentali, spaventose.
La scelta di soggetto e di dimensione delle raffigurazione non è mai disgiunta. Nella prima opera che si incontra in mostra, la figura, le lenzuola ed i cuscini sono di dimensioni sono talmente impressionanti che lo spettatore diventa invisibile e lo sguardo della figura rappresentata sembra correre oltre o attraverso lo spettatore.

L’opera Mass, commissionata dalla National Gallery di Victoria (Melbourne) nel 2017, si compone di cento crani umani giganteschi disposti dall’artista nello spazio, in funzione dell’architettura di ogni sala espositiva diversa nella quale l’insieme è stato proposto. Il titolo è già di per sé significativo dello spaesamento che può suscitare nello spettatore: mass in inglese può designare un mucchio, un insieme, una folla o anche una cerimonia religiosa. L’iconografia del teschio è anch’essa ambigua come simbolo di vita ma anche di morte, memento mori onnipresente nell’arte e nella cultura popolare.

Del 2023 ed in prestito dal celebre gallerista Thaddaeus Ropac, En Garde rappresenta un trio di giganteschi cani da guardia (alti oltre 3 metri) pronti ad entrare in azione, minacciosi ed imprevedibili. Dopo 10 anni di riflessione, l’opera ha visto la luce alla Fondation Cartier di Parigi in giugno.




Le sculture di Ron Mueck sono impressionanti. Le dimissioni non corrispondono alla scala reale, sono intense, a tratti inquietanti. I particolari sono resi con una cura incredibile. Le opere offrono un’esperienza fisica e psicologica che pone lo spettatore di fronte alla contemplazione della propria mortalità.
Fondation Cartier ha tenuto una prima personale dell’artista nel 2005 seguita da una mostra più esaustiva nel 2013. Questo terzo progetto è la naturale prosecuzione del dialogo tra artista e istituzione e grazie alla partnership della Fondation con Triennale, è visibile a Milano fino al 10 marzo.