300 anni di manifattura: Ginori al Museo Poldi Pezzoli di Milano

L’occasione di questa mostra nasce dalla chiusura per ristrutturazione del Museo Ginori di Sesto Fiorentino (che detto per inciso è stato anche il primo museo di impresa di Italia) e dalla presenza di alcuni importanti pezzi di Ginori nelle collezioni permanenti di Gian Giacomo Poldi Pezzoli. La concomitanza di questi due fattori ha portato all’organizzazione di questa bellissima ed elegantissima mostra che accosta i prestiti del museo toscano ai pezzi del Poldi.

Se già il padre di Gian Giacomo Poldi Pezzoli, Giuseppe, aveva acquistato porcellane della Manifattura Ginori, con Gian Giacomo la collezione arriva ad avere oltre 300 pezzi. E se consideriamo che la collezione di famiglia era una summa dell’ eccellenza di ogni forma artistica, non sorprende che anche le ceramiche siano eccezionali.

Della porcellana sappiamo che nacque in Cina e che mai la Cina lasciò uscire la ricetta del cosiddetto ‘oro bianco’. Con i commerci della Compagnia delle Indie l’Europa imparò a conoscere questo misterioso materiale ed a desiderarne la ricetta. Per questo, un personaggio a metà tra un chimico, un farmacista e un alchimista, Johann Friedrich Böttger, fu minacciato e imprigionato per anni dall’ambizioso Augusto II di Sassonia e successivamente da Federico di Prussia, finchè un giorno scoprì come ottenere questo ambito materiale.

La prima manifattura europea nacque così a Meissen nel 1710 e quando Meissen cadde in mano nemica, il responsabile del forno -fuggito nel regno austroungarico- diede vita a Vienna alla seconda manifattura europea. Era il 1718. A stretto giro in Italia, nacque Vezzi, la terza manifattura europea– che però ebbe vita breve – mentre la quarta manifattura europea fu proprio quella di Carlo Ginori, nata nel 1737 a Doccia, ora Sesto Fiorentino, in Toscana. Quando il Granducato di Toscana passò dai Medici agli Asburgo infatti, il Marchese Carlo Ginori ebbe occasione di visitare la manifattura di porcellane di Vienna e invitare gli specialisti in Italia.
Quello che decise di fare Ginori fu di realizzare, oltre a magnifici pezzi di dimensioni abituali, sculture di grandi dimensioni, chiamando anche i figli degli scultori fiorentini esperti di lavorazione in bronzo per lavorare e fornire quello che oggi chiameremmo know how. Mai era stata tentata la scultura di grandi dimensioni in porcellana. Eccezionali gli esemplari in prestito dal museo toscano.


Nel 1896 Augusto Richard acquistò la Ginori rendendola la Richard-Ginori nota in tutte le case italiane (se non altro per i servizi di piatti). Tra il 1923 ed il 1933 Art Director fu Gio Ponti che portò in mostra subito alcuni pezzi della manifattura alla Biennale di Monza (che divenne poi la Triennale di Milano) e nel 1925 a Parigi, rendendo la produzione nota in tutto il mondo.

In questa occasione la manifattura vinse il Grand Prix della Giuria e Ugo Ojetti, noto critico ed artista, commissionò a Ponti ed a Libero Andreotti, artista e decoratore, due importanti opere, donate poi dagli eredi al Poldi ed esposte in questa sede, quasi a raccontare che, partita dal 1737, la Ginori è arrivata in un attimo al XX secolo.

In un mondo di visitatori che ormai più indietro del 1850 fa fatica a guardare, il Poldi organizza sempre eventi e mostre incentrate sull’arte antica ma con una visione “moderna”, remando un po’ -con grande merito e perizia- controcorrente.

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