In occasione delle Cinque Giornate di Milano decido di visitare per la prima volta il Museo del Risorgimento in via Borgonuovo.
Il museo raccoglie opere ed oggetti che raccontano la storia del nostro Paese tra l’incoronazione di Napoleone nel 1805 ed il 1861, l’anno dell’unità d’Italia, passando per le Guerre di Indipendenza naturalmente.

Danno il via al percorso – oltre alle divise degli Ussari e della Guardia Nazionale della Repubblica Cisalpina- un busto di Napoleone di Giovanni Battista Comolli nonché il manto originale indossato durante l’incoronazione a Re d’Italia nel 1805 nel Duomo di Milano. Se fossimo francesi intorno a questo solo oggetto avremmo costruito un Mausoleo ..



Sono esposti anche la corona con smeraldi e ametiste e lo scettro in bronzo e pietre preziose. Piuttosto affascinante il leone che lo sovrasta.
Dal busto in marmo di Napoleone rileviamo che l’Imperatore in quella occasione indossò anche la corona ferrea di Carlo Magno sopra ad una corona di alloro, richiamo ovviamente agli illustri precedenti. La corona ferrea fu fatta venire da Monza dov’è tuttora è conservata nel Tesoro del Duomo. Il busto mostra anche due nastri che scendono dalla corona sulle spalle con la raffigurazione di due api, spesso utilizzate in epoca napoleonica come simbolo di alacrità.

Molto interessanti -e caratterizzate dalla solita cura e precisione nei dettagli- le quattro opere a tempera su seta di Giovanni Migliara che rappresentano i disordini a Milano nel 1814 quando la folla inferocita assalì il palazzo del Ministro Prina che era diventato il simbolo dell’odiato fiscalismo napoleonico.




Dopo la caduta di Napoleone nel 1814 a Milano si verificarono proteste in diversi luoghi della città. A questo difficile momento seguì una reggenza provvisoria in attesa dell’arrivo delle truppe austriache.
Suggestiva la saletta-prigione nella quale sono esposti cimeli di Maroncelli, Pellico, Confalonieri e Pallavicino Trivulzio, patrioti condannati alla prigione a vita allo Spielberg nell’attuale Repubblica Ceca. Qui Silvio Pellicco scrisse Le mie prigioni che fu per l’Austria- reputazionalmente parlando- peggio di una battaglia persa.
L’anelito alla libertà, all’indipendenza ed alla fratellanza contro il potere austriaco era ormai un sentimento largamente condiviso dalla popolazione.

Da Le mie prigioni alla Giovine Italia il passo é breve. Tra le opere più belle di questa sezione, il busto di Pompeo Litta di Vincenzo Vela, grande scultore purtroppo poco conosciuto.

Ancora più breve é il passo dagli anni ’30 della Giovine Italia alle Cinque Giornate del 1848. Nella sala successiva si possono ammirare Episodio delle Cinque Giornate di Milano in piazza Sant’Alessandro di Carlo Stragliati,

Il combattimento a Porta Tosa di Carlo Canella nonchè alcuni delicatissimi acquerelli di Gerolamo Induno.


Bellissimi il Bivacco dei volontari e l’enorme Battaglia di Magenta di Gerolamo Induno,


ma per me l’opera più bella di tutto il museo è Il bullettino del 14 luglio 1859 che annunziava la pace di Villafranca, di Domenico Induno (fratello di Gerolamo), eccezionale esempio di restituzione di luce, di sentimento, di delicatezza che davvero porta a chiedersi se sia appropriato e giusto continuare ad idolatrare la pittura francese dell’800 e sottostimare quella italiana. La scena ha anche una valenza storica poiché racconta l’incredulità con cui i milanesi ricevettero la notizia dell’armistizio tra i franco-piemontesi e gli austriaci.

Una buona dose di Garibaldi e Garibaldini conducono in fondo al percorso.




Ultima curiosità: il museo, grazie ad un progetto di alternanza scuola lavoro con un liceo milanese, propone didascalie scritte da studentesse e studenti per evidenziare alcune figure femminili che si possono incontrare nel percorso museale.
