Tre giorni in Trentino Alto Adige

Il mio itinerario parte da Rovereto e termina a Bolzano ma se per motivi di opportunità si inverte il percorso, l’importante è che non si perdano cinque attrazioni culturali: il MART e Casa Depero a Rovereto, il Castello del Buonconsiglio a Trento, la Fondazione Antonio dalle Nogare e Museion a Bolzano.

A seconda dell’interesse si possono naturalmente aggiungere tappe le naturalistiche per le quali è famosa la regione -ad esempio il lago Smeraldo nei pressi di Bolzano-, oppure il museo delle scienze di Trento oppure ancora il museo che custodisce Ötzi a Bolzano. 

ROVERETO

Rovereto è un piccolo centro che offre un primo assaggio di Trentino. Si mangia bene ed è molto tranquillo. Il MART è una sorpresa: l’imponenza della sua struttura e l’importanza della sua collezione sono qualcosa che non ti aspetti. La collezione permanente vanta capolavori futuristi come un Gino Severini del 1913

e un Soffici del 1914,

mentre gli anni ’20 e ’30 sono compiutamente testimoniati da De Chirico, Savino e Campigli.

Bellissimo poi il nucleo di opere rappresentativo del Realismo Magico di Ubaldo Oppi, Pompeo Borra e Cagnaccio di San Pietro.

Un’audioguida per bambini e una caccia al tesoro contribuiscono a rendere ancora più godibile l’esperienza di visita in famiglia al museo.

Al momento, oltre alle opere della collezione permanente, è visibile la mostra Arte e Fascismo (fino al 1°settembre 2024), una mostra che racconta un ventennio stilisticamente molto ricco, dall’aeropittura, attraverso la monumentalità degli anni ’30, fino alla caduta del regime. La quantità e qualità delle opere esposte lasciano senza parole.

Al di là dei più noti Mario Sironi, Roberto Iras Baldessari, Tullio Crali e Thayaht,

sono presenti in mostra artisti che durante il Ventennio hanno rappresentato i temi cari al regime: da Carlo Bonacina, Gisberto Ceracchini e Pina Sacconaghi con la famiglia,

a Olmedo Mezzoli con lo sport,

da Luigi Vettori ed Afro Balsaldella con la fondazione delle città,

a Giuseppe Moroni con le colonie estive.

Integra la visita al MART, la visita a Casa Museo Depero.

Qui la multiforme ingegnosità di Fortunato Depero è ampiamente rappresentata: dalle pubblicità ai burattini, dai manifesti ai dipinti, dai mobili alle pubblicazioni, dai feltri ai disegni.

Ho sempre amato la poliedricità di questo artista grazie al quale innovazione, voglia di sperimentare con i diversi mezzi espressivi e coraggio hanno dato vita ad autentici capolavori di modernità.

TRENTO

Dopo Rovereto ci spostiamo a Trento. La città ricorda davvero molto Verona e trovo si veda anche l’influenza di Venezia.

Qui visitiamo il Duomo di San Vigilio dalle forme romanico-gotiche e naturalmente il Castello del Buonconsiglio.

Elegantissima la parte di castello più antica che risale al XIII (ricostruita successivamente), con la loggia e il torrione d’Augusto.

Oltre alla Loggia affrescata da Girolamo Romanino con scene bibliche, miti e storie di Roma che esortano l’uomo a controllare le passioni tramite l’esercizio delle virtú,

imperdibile è la Torre Aquila con gli affreschi dei Mesi dell’anno. Raffinatissimo esempio di gotico internazionale, questi affreschi sono un racconto di vita rurale e vita cortese. Curiosa la scena in cui i cortigiani giocano a lanciarsi le palle di neve: si tratta della prima rappresentazione di un paesaggio innevato giunta a noi.

BOLZANO

Dopo Trento ci spostiamo a Bolzano dove l’atmosfera è del tutto diversa. Dall’italiano si passa al tedesco e da una Trento che somigliava a Verona, passiamo decisamente ad una città dalle architetture austriache, prima fra tutte il Duomo.

Se vi fosse ancora qualche dubbio sulla ricchezza della provincia, lo stesso verrebbe fugato dalla visione di Museion: una meraviglia.

Purtroppo le opere in comodato al museo o della collezione del museo non sono visibili perché vengono esposte singolarmente in funzione delle mostre con le quali devono dialogare ma devo dire che questo consente di concentrarsi sulle opere degli artisti giovani esposte all’ultimo piano.

Tra le altre, le opere di Alipaloma propongono una riflessione sulla condizione della donna nella società. La stessa donna è come una spina nel fianco del patriarcato dalle cui catene è necessario liberarsi. La boa rappresenta invece la necessità del sostegno collettivo nella lotta per l’emancipazione.


L’opera di Davide Stucchi conferisce musicalità e poesia a dei calzini dismessi.


L’installazione di Binta Diaw indaga la migrazione e l’identità sociale e propone, tramite la riattivazione della tecnica del cucito, una riflessione sul senso di comunità.

Infine mi soffermo sull’opera di Tobias Tavella che indaga la presenza umana in relazione a processi biologici e geologici, l’interazione tra forme organiche e industriali. La collina rappresenta l’imprevedibilità della natura mentre la parabola -recuperata e trasformata in tamburo- rappresenta l’azione dell’uomo. Il suono del tamburo rappresenta il potere dell’uomo di fondere arte e natura.

L’opera che otterrà il maggior numero di voti da parte dei visitatori del museo verrà acquistata dal museo per la collezione permanente, un’operazione davvero molto democratica che si distanzia dalle molte altre esperienze italiane in cui è una giuria di critici a scegliere per tutti le opere vincenti.

Davvero molto interessante sempre a Bolzano, è la Fondazione Antonio dalle Nogare, un’istituzione no profit con un focus sulle evoluzioni di Arte Povera, Concettuale e Minimal.

Fino a febbraio 2025 è allestita una mostra di Andrea Fraser le cui opere dialogano con alcuni pezzi della collezione permanente.

L’artista americana adotta un approccio sociologico e psicoanalitico come lente per interrogare il mondo dell’arte, mettendone in luce contraddizioni, proiezioni, volontà e desideri. La Fraser contesta lo stesso mondo dell’arte tramite l’ allestimento e la riproduzione di performance molto intense. Tra queste, May I help you?, è una performance -replicata i diverse occasioni- in cui la Fraser impersona diversi personaggi (collezionista, esperta, avversative etc) e presenta sei diverse posizioni nei confronti dell’arte, ciascuna paradigmatica di una diversa classe sociale.

In un’altra installazione, Fraser pone in relazione il numero di opere vendute con il numero di carcerazioni intervenute in America: alla crescita del numero dei grandi investitori in arte, corrisponde anche la crescita di carcerazioni di persone indigenti che sottraggono beni di prima necessità. A corredo dell’opera viene anche proposta la riproduzione vocale di quanto accade nell’ora d’aria di una prigione americana.

Un’altra opera presenta un’indagine sulle relazioni tra politica ed istituzioni artistiche: la Fraser in questo caso documenta i contributi a partiti o gruppi politici versati dai consiglieri di amministrazione di 128 musei, scelti in rappresentanza di ogni stato USA.

La fondazione è tutta da scoprire. Io ho avuto la fortuna di avere come guida il collezionista Antonio dalle Nogare ma vengono settimanalmente organizzate visite guidate con mediatrici che spiegano le installazioni ed il rapporto delle stesse con alcune selezionate opere della collezione permanente.

Tra affreschi tardo-gotici e installazioni contemporanee posso dire che le mete culturali di grande interesse in Trentino Alto Adige non mancano.

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