Il nostro itinerario parte da Reggio Calabria, centro delle attività economiche della zona.
Il bellissimo lungomare è il punto focale della città, simbolo della rinascita a più riprese dell’abitato. Una prima volta venne disegnato dopo il terremoto del 1783, quando l’ingegner Giovan Battista Mori immaginò e realizzò uno spazio aperto, affacciato sul mare, con alle spalle una serie di edifici che seguivano la forma della costa che prese il nome di Real Palazzina. 100 dopo, l’ arrivo della ferrovia costrinse la città ad una risistemazione della via marina. Una successiva rinascita fu dopo il terremoto del 1908 che distrusse non solo Reggio ma anche Messina.
Nel 2000 il lungomare rinacque una quarta volta con grandi lavori di riqualificazione, con la creazione di una serie di passeggiate a vari livelli che hanno riprogettato uno degli spazi pubblici più grandi d’Europa.

Tra i palazzi affacciati sul lungomare domina lo stile Liberty, frutto della ricostruzione post terremoto del 1908. Di particolare fascino sono il palazzo Zani, il palazzo Spinelli e villa Genoese Zerbi. Davanti ai palazzi sono esposte alcune opere di Rabarama, nota artista romana di origini ma padovana di adozione,

mentre dal lato mare è visibile l’ installazione permanente realizzata da Edoardo Tresoldi, a mio avviso molto poetica.

Si tratta di una sorta di tempio greco stilizzato con 46 colonne che raggiungono gli 8 metri di altezza, realizzate con rete metallica e incastonate in un magico angolo di vegetazione con affaccio sullo Stretto di Messina.
“Tresoldi gioca con la grammatica dell’architettura classica e la trasparenza per ricercare nuove poetiche visive in dialogo con il paesaggio circostante e i visitatori. Le colonne, archetipi fondanti del retaggio culturale occidentale, compongono una cornice aulica che conferisce al parco un’ulteriore chiave di lettura.
L’installazione delinea un’agorà mentale che trasporta i visitatori in una dimensione percettiva mutevole tramite giochi di altezze e profondità con il parco.”
Notevoli infine gli alberi che svettano tra i palazzi e la passeggiata.

A Reggio naturalmente è imperdibile il Museo Archeologico. Moderno e accogliente, il museo riserva il piano interrato ai bronzi di Riace, vera attrazione non solo di Reggio ma di tutta la regione.
Risalenti al 450 a.C. (la stessa epoca del Partenone!) i bronzi furono ripescati nel 1972 nel mare davanti a Riace dal subacqueo Stefano Mariottini a 8 metri di profondità. Per sollevare e recuperare i due capolavori, il Centro subacquei dell’Arma dei Carabinieri utilizzò un pallone gonfiato con l’aria delle bombole. Dopo un lungo periodo di pulizia, restauro ed esposizione tra Firenze e Roma, i bronzi tornarono a casa nel 1995. Oggi poggiano su due sofisticate basi antisismiche e sono protetti da un sistema di “pulitura” dell’aria simile a quello che accoglie i visitatori prima dell’accesso al Cenacolo di Milano.



Abbiamo la fortuna di vedere al Museo Archeologico di Reggio anche i bronzi rinvenuti nel 2022 nel santuario termale etrusco e romano del Bagno Grande di San Casciano dei Bagni. Puliti e restaurati, questi eccezionali ritrovamenti sono stati esposti per ora solo a Roma al Quirinale. Da subito questi bronzi sono apparsi agli studiosi fondamentali per approfondire la conoscenza delle usanze del popolo etrusco.
La mostra presenta oltre venti statue e statuette, migliaia di monete in bronzo ed ex-voto che raccontano una storia di devozione, di culti e riti ospitati in luoghi sacri dove l’acqua termale era usata anche a fini terapeutici.
Gli oggetti risalgono ad epoche diverse, a partire dal III secolo a.C. La vasca esisteva già in età etrusca e poi fu ristrutturata e ingrandita durante il regno dell’imperatore Tiberio (I secolo d.C.) e accolse offerte votive fino al IV secolo d.C., ecco il perché della datazione diversa dei vari oggetti.
L’eccezionale stato di conservazione delle statue all’interno dell’acqua calda ha permesso anche di tramandare lunghe iscrizioni in etrusco e latino che raccontano molto delle genti che frequentavano il luogo sacro, delle divinità invocate e della compresenza di Etruschi e Romani attorno all’acqua calda. Queste iscrizioni sono sapientemente riproposte dai curatori della mostra (tra cui Massimo Osanna) sulle pareti delle sale e rendono la visita alla mostra molto suggestiva.







Dopo il bagno di cultura di Reggio passiamo a tappe decisamente più naturalistiche.
Scilla è la prima tra queste.
Secondo la mitologia greca, Scilla era una ninfa marina che per gelosia fu trasformata da Circe in un mostro mentre faceva il bagno in una caletta presso Messina. Al posto delle gambe si ritrovò sei teste di cane che latravano, e lunghe code di serpente. La storia è raccontata nell’Odissea e nelle metamorfosi di Ovidio.
Come spesso accade, il mito nacqua da una paura: il passaggio tra la penisola di Scilla in Calabria e il capo siciliano di Cariddi era considerato in antichità estremamente pericoloso e dalla paura del passaggio tra i due capi nacquero nell’immaginario spaventosi mostri divoratori di naviganti. Al di là del mito, gli storici sono propensi a far risalire la prima fortificazione di Scilla agli inizi del V secolo a.C.




Oggi è un delizioso borgo che mantiene intatto il suo charme. All’orizzonte si vede chiaramente la costa della Sicilia.

Dopo Scilla lasciamo la costa tirrenica e ci avviamo verso la costa ionica.
Un mare incredibile ci aspetta da quella parte.
Iniziamo da Roccelletta di Borgia


e proseguiamo con Le Castella dove visitiamo la fortezza edificata nel XV secolo. Questa non ospitò mai la nobiltà del luogo, ma servì da ricovero per soldati impegnati contro gli attacchi degli invasori provenienti dal mare. Le fondamenta -visibili sotto al pavimento- risalgono al periodo Magno-Greco (400 a.c.). La fortezza fu utilizzata nel tempo anche dai romani e fu il rifugio di Annibale, in ritirata.





Dopo Le Castella visitiamo la spiaggia di sabbia rossa di Capo Rizzuto



e quella magnifica di Pietragrande.




Estremamente godibili anche il lungomare di Soverato -più animato la sera- e quello di Catanzaro Lido, più calmo ma con lunghe spiagge sabbiose.
Dopo queste meravigliose tappe torniamo sulla costa tirrenica per visitare il Paradiso del Sub a Marina di Zambrone (le foto parlano da sole…)





e con la bellissima cittadina di Tropea, nota non solo per la sua bellezza ma anche per la sua storia.
Leggenda vuole che fosse fondata da Ercole quando, di ritorno dalle Colonne d’Ercole (oggi Gibilterra), che si fermò sulle coste del Sud Italia.
Nota per la sua caratteristica posizione di terrazzo sul mare, di lei scrissero anche Plinio e Strabone. Tropea ebbe un ruolo importante sia in epoca romana per la cava di granito che sorge a circa 2 km dal borgo, sia in epoca bizantina. Molti sono i resti lasciati dal bizantini, come la chiesa sul promontorio o le mura cittadine.
Dopo un lungo assedio, la città fu strappata ai bizantini dai pirati arabi, per poi essere riconquistata dai Normanni, sotto i quali prosperò.
Tropea continuò a prosperare anche sotto il dominio degli Aragonesi e oggi è più splendida che mai.






Senza dubbio questo viaggio in Calabria differisce molto da quello dell’ anno scorso nelle Marche, maggiormente caratterizzato dalla visita a borghi e da immersioni nella storia e nell’arte dei secoli passati ma la Calabria è una terra incredibile che pone l’asticella molto molto in alto per quanto riguarda le bellezze naturali.
Una nuova conferma del fatto che il nostro è un paese meraviglioso dove ogni tipo di viaggio è possibile e indimenticabile.