Non c’ è niente che eguagli la visione diretta delle opere. Se si vuole imparare, affinare la propria sensibilità, godere del bello che il nostro Paese ci può offrire, basta spingere la porta di una delle nostre straordinarie pinacoteche e alzare lo sguardo sulle pareti. In Italia c’è davvero solo l’imbarazzo delle scelta.
Ho voluto dedicare una giornata alla pittura emiliana quindi ho scelto di visitare la Galleria Estense a Modena e il Complesso della Pilotta a Parma.
Alcuni artisti mi hanno colpita particolarmente.
Primo fra tutti Francesco Bianchi Ferrari, massimo esponente della pittura modenese fra Quattrocento e Cinquecento e probabilmente anche maestro di Antonio da Correggio. Questo straordinario pittore deve molto a Ercole di Roberti. L’uso che fa dell’olio è straordinario, quasi fiammingo. In questa sua maestria si intravede proprio il passaggio di Roger Van der Weiden a Ferrara. La Crocifissione del 1495 e l’Annunciazione del 1506- 1512 sono esempi straordinari della sua capacità.


Un misto di Antonello da Messina, Giovanni Bellini e Hans Memling confluisce nelle opere emiliane di questo periodo: è l’inizio del ‘500, lo stile rinascimentale italiano si diffonde in tutta Europa, il viaggio in Italia diventa una necessità per i pittori del Nord e le competenze si contaminano.
Ma la pittura modenese riserva altre sorprese perché all’inizio del 1500 i pittori modenesi si rivolgono ai grandi pittori ferraresi attivi a Bologna (Francesco del Cossa e Ercole de Roberti) che dipingono alla maniera moderna del Perugino e ai seguaci di Perugino in Emilia (Lorenzo Costa e Francesco Francia).
Esempio ne è Pellegrino Munari. Munari cerca di aggiornare la tradizione locale di Francesco Bianchi Ferrari con la Pala per la chiesa di Santa Maria della Neve di Modena che nell’impianto deve tanto a Ercole de Roberti.

C’ è davvero tanto di fiammingo invece in Marco Meloni, pittore attivo a Carpi. E tra le teste inclinate, gli sguardi trasognati e le pose aggraziate c’è anche tanto del Perugino.

Andando un po’ più avanti cronologicamente, arrivano a Modena le importanti opere di Correggio e dei maggiori pittori ferraresi che contribuiscono a rinnovare la scena artistica locale dove erano ancora attivi i seguaci di Bianchi Ferrari e di Francesco Francia.
Fa da collante invece con la tradizione romana il Garofalo, maggiore interprete della maniera romana a Ferrara. Le influenze di Raffaello arrivano da più fronti.

Il più importante esponente della pittura pienamente cinquecentesca modenese è Nicolò dell’Abate che combina suggestioni di Dosso Dossi, Parmigianino e di alcuni seguaci di Raffaello.

Protagonista del ‘600 invece è Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino che ebbe con la casata degli Estensi durevole rapporti, soprattutto con Francesco I d’Este.



Tre gigantesche opere dei Procaccini concludono il percorso delle Gallerie Estensi di Modena.

Non solo gli Estensi a Ferrara e poi a Modena furono grandi mecenati ma anche i Farnese a Parma e fra Cinquecento e Settecento diedero vita a una delle collezioni tra le più importanti del loro tempo. Alla fine del 1600 parte del patrimonio accumulato da Roma venne spostato a Parma dando vita così al primo nucleo di quello che oggi vediamo.
Da Roma ad esempio arriva l’opera di El Greco che apre il percorso al Complesso della Pilotta.

Notevole è anche l’ opera esposta a fianco, la Madonna con Bambino e Santi di Girolamo Siciolante, parecchio Raffaellesco.

Di un’intensità irresistibile la Schiava Turca del Parmigiano. Magnetica.

Come un’Epifania appare dietro a una parete La Scapiliata di Leonardo e allora penso che siamo proprio tutti matti a correre a vedere la Gioconda a Parigi e a non sapere quasi nemmeno di avere dentro casa un capolavoro che vale mille Gioconde. Non c’ è paragone di impatto, bellezza, intensità.

Si tratta di una tavoletta abbozzata con biacca e pigmenti di ferro e cinabro. Si dice che l’ opera fosse nella camera di Margherita la Paleologa, moglie di Federico Gonzaga e nuora di Isabella d’Este.
Comparve come ‘Scapiliata’ per la prima volta nell’inventario dei beni del duca Ferdinando Gonzaga, e poi giunse nel 1839 alla Galleria Nazionale di Parma.
Potrei restare per ore davanti a quest’opera, nella calma surreale che mi avvolge rispetta al caos che distintamente ricordo attorno alla Gioconda..
Proseguo nel percorso, grata per questo momento magico a tu per tu con Leonardo.
Durante la visita ho apprezzato moltissimo le opere di due artisti davvero originali della zona, Giorgio Gandini del Grano (artista rarissimo e di cui Carlo Orsi ha appena donato un’opera proprio alla Pilota di Parma)

e Girolamo Mazzola Bedoli, la cui modernità mi ha davvero sorpresa. La sua Madonna con Bambino e Santi sembra un dipinto ottocentesco come impostazione, come campiture di colori, come resa. Eppure è del 1538.

Incredibilmente moderno è anche Bartolomeo Schedoni, pittore modenese in servizio dal 1607 presso la Corte dei Farnese. Lui opera una sintesi tra le due correnti in auge in quel momento, quella dell’influenza di Correggio filtrato attraverso la pittura dei Carracci e la ripresa dei motivi caravaggeschi nell’uso della luce e nella gestualità dei personaggi.

Che dire poi delle opere dei caravaggeschi Giovanni Lanfranco e Lionello Spada? Bellissime.

Ben rappresentati ovviamente anche Guido Reni e Guercino che in questa zona hanno lasciato segno tangibile, così come visto a Modena.

E giusto per dimostrare che la raccolta è di altissimo livello, ci sono anche capolavori veneti, da Pittoni a Canaletto, da Canova a Sebastiano Ricci.





Chiudono il percorso due opere di Correggio da far girare la testa, La Madonna del S. Gerolamo e Il Riposo durante la fuga dall’Egitto, rientrati a Parma dopo le spoliazioni napoleoniche e collocati in queste sale ‘intime’ per facilitare i copisti dell’epoca. Questo ha contribuito a creare il mito di Correggio nei secoli ma anche a ripensare la contemplazione delle opere che da didattica diventa personale, da liturgica a devozionale.


Non che sentissi il bisogno di una conferma, ma questo giro è la prova del fatto che noi italiani abbiamo davvero tutto a portata di mano senza dover andare a cercare capolavori all’estero.