La pinacoteca di Brera

Il mio primo post è dedicato alla Pinacoteca di Brera ed allo straordinario lavoro svolto dal nuovo direttore James Bradburne, uomo affabile, simpatico e assolutamente alla mano. In poco più di un anno ha completamente cambiato il volto della nostra Pinacoteca, trasformandola da vetusta realtà consolidata in attraente novità imperdibile. Non solo ha lavorato sull’immagine che il museo dà di sè all’esterno, ma ha anche e soprattutto lavorato sugli interni, trasformandolo, modernizzandolo, migliorandolo perché nonostante l’ottimo lavoro svolto dalla precedente direttrice -soprattutto di ricerca e studio direi-, ampio era il margine di miglioramento sul tema dell’immagine.
Per portare a casa il primo obiettivo ha acceso i riflettori su un’opera in particolare, famosa ma non famosissima, trasformandola in riconoscibile ambasciatrice per i visitatori italiani e stranieri. “Il bacio” di Francesco Hayez è diventato così il biglietto da visita di Brera. Poi ha riallestito ogni singola sala, scegliendo nuovi colori per le pareti che -come dimostrano le realtà estere- rendono più attraenti gli spazi e pongono in risalto le opere, ha disposto nuovi interessanti pannelli esplicativi sulle singole opere, ha inaugurato dialoghi tra singole opere, “le chiacchierate” tra le sale, ha dato il via alle serate in musica ed ai biglietti a soli 3 euro per il terzo giovedì di ogni mese in orario serale. Ultimo colpo da maestro: ha fatto disporre nelle sale un centinaio di -comodissimi- sgabelli facilmente trasportabili che agevolano i turisti nella visita e rendono la camminata tra le sale meno stancante, soprattutto se si segue una guida che si sofferma su singole opere forzando la sosta lontano dalle poltrone presenti di default. L’aria che si respira oggi in Brera è di straordinario entusiasmo per quanto svolto e di grande attesa per quando sarà finalmente operativo il passaggio a Palazzo Citterio che ospiterà le opere del 1900. Quindi da milanese DOC e amica di Brera, dico: bando a tutte le polemiche e benvenuti i direttori stranieri se questo è quello che sanno fare!

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