Barcellona, la costa e l’Andalusia

Gaudí è Barcellona, Barcellona è Gaudí. Il binomio per me è inscindibile e senza dubbio Barcellona non sarebbe la stessa se non avesse avuto la fortuna di contare tra i suoi abitanti il genio e anche diversi generosi committenti.

Per le case di Gaudí, Parc Güell ma soprattutto la Sagrada Familia consiglio fortemente l’acquisto on line dei biglietti con settimane di anticipo.

La prima casa che il giovane Antoni Gaudí ha costruito è casa Vicens, creata nel 1883 e il 1885 e successivamente ampliata. Gaudí per questo progetto si ispira alla natura ma anche agli stili architettonici del passato, in particolare neoclassico, tutta la facciata è decorata con ceramiche di cui i decori si ispirano ai giardini che circondavano in origine la casa.

Piastrelle, carta pesta, ferro battuto e legno sono j materiali più utilizzati per questa dimora. Molto interessanti le paratie basculanti che si trovano accanto alla fontana.

I soffitti replicano elementi naturali,

e negli affreschi io ci vedo qualcosa di Mantegna.

Il tetto precorre le soluzioni che Gaudí sperimenta nelle case successive.

Dopo casa Vicens visitiamo Palau Güell che fu commissionato nel 1885 e fu completato nel 1890.

Antoni Gaudí ed Eusebi Güell si conobbero nel 1878, quando l’ architetto progettò un mobile espositore per il padiglione spagnolo all’ Esposizione Universale di Parigi nel 1878. Per i successivi 40 anni l’imprenditore Güell fu il miglior cliente di Gaudì.

A dispetto di una facciata abbastanza sobria che quasi ricorda i palazzi fiorentini rinascimentali, l’interno è piuttosto opulento.

Le stanze sono distribuite intorno a un vestibolo centrale che funge da cortile interno.

Ma è il sapiente uso degli stili del passato che rende così unico questo palazzo.

La terza casa che visitiamo è Casa Batlló, un tripudio di colori. Qui la tecnica del trencadis trova la sua massima espressione: è una tecnica simile per la resa al mosaico ma non si tratta di piastrelle vitree ma di ceramiche rotte i cui pezzi vengono ricomposti in un ordine senza ordine, che lascia spazio alle interpretazioni in quella che sembra una confusione ma che in realtà è ordinata. Alcune soluzioni sono particolarmente ingegnose come i lucernari che dalla terrazza lasciano entrare la luce nei piani inferiori della casa.

La colorazione delle piastrelle tra un piano e l’altro varia e questo espediente consente a tutti i piani di essere illuminati allo stesso modo, poiché il colore più scuro è scelto per i piani più alti e i colori più chiari vengono utilizzati più in basso.

Ovviamente modernismo è anche sinonimo di vetri colorati e la casa ne presenta diversi.

Il tetto è una sorpresa di colori e luci, c’ è persino la schiena di un drago sul bordo.

Ciliegina sulla torta, le opere di Refik Anadol, artista turco che crea incredibili paesaggi e opere immersive. Suoi un video e un’installazione immersiva nel sotterraneo.

La quarta casa di Gaudí che visitiamo è la Pedrera (‘cava di pietre’), costruita a partire dal 1905. Per creare la celebre facciata vennero utilizzati 600 blocchi di pietra provenienti da diverse parti della Catalogna.

La facciata ondulata evoca una scogliera battuta da tempeste mentre gli elaborati balconi in ferro battuto fanno pensare ad alghe depositate dalle onde.

Gli appartamenti si snodano sui cortili interni e non si sono muri portanti interni.

Alcune sale sono arredate con pezzi coevi.

La mansarda presenta arcate in forma di gabbia toracica di animale preistorico.

Tutte le case di Gaudí propongono modellini esplicative e audio-guide che risultano molto gradite a bambini e ragazzi.

La cosa più interessante della Pedrera è tuttavia il terrazzo sul tetto.

Una delle ultime due opere realizzate da Gaudí è il Parco Guell, situato su una collina che regala una magnifica vista sulla città. Di nuovo, fu Eusebi Güell committente di questa opera eccezionale.

Anche in questo caso tutte le forme sono ispirate alla natura.

e un trionfo di colori esplode dai lucenti trencadis.

La celebre salamandra all’ ingresso inferiore del parco è un omaggio alla mitologia alchemica, che vedeva l’animale come simbolo di forza e di trasformazione, capace di domare le fiamme con il suo corpo freddo.

Posizionata al centro della scalinata principale,la salamandra dà il benvenuto ai visitatori, porta fortuna e regola il flusso dell’ acqua della fontana.

Incantevole l’opera lasciata incompiuta, l’opera che più di tutte ha reso noto l’ architetto e la città di Barcellona: la Sagrada Familia. Si sa, la costruzione prese l’avvio nel 1882 con l’architetto Francisco de Paula del Villar y Lozano ma ben presto Gaudí fu designato al suo posto e a quest’opera Gaudí consacrò i suoi ultimi 15 anni di vita. La costruzione è tuttora in corso ma ormai si può ritenere quasi conclusa. Gaudi assunse La direzione dei lavori e da neogotica, la trasformò e la sviluppò secondo le linee e il gusto modernista.

La zona dell’abside e anche la facciata della Natività furono costruite da Gaudí stesso, mentre il resto, più o meno fedelmente rispetto ai disegni del maestro, è stato creato in seguito dai suoi allievi.

Le 18 torri rappresentano i 12 apostoli, 4 Evangelisti, la Vergine Maria e Gesù.

Con i 172,5 metri di altezza raggiunti nel 2025 con la Torre di Gesù Cristo, la Sagrada Familia è diventata la chiesa più alta del mondo superando il Duomo di Ulma in Germania.

Consiglio per cena a Barcellona:

Barcellona, Rias do Miño https://share.google/SxWFlStj2Ai162JOn

La paella migliore del mondo.

SITGES

Per spezzare la strada che porta a Valencia, a 40 km da Barcellona scegliamo di fermarci a Sitges incantevole borgo dalle antiche origini e fama di ‘Ibiza in miniatura’. I suoi 4 incantevoli km di spiaggia la rendono imperdibile, così come la chiesa di Sant Bartolomeu e Santa Tecla che risale al 1600.

Qui mi fermerei volentieri una settimana e la consiglio anche per i tanti deliziosi negozietti e ristorantini nelle stradine.

Scegliamo Vinaros e la playa Norte per un secondo bagno sul nostro percorso. Niente di ché la cittadina ma bello il mare.

VALENCIA

Valencia è una città che si potrebbe definire completa. Ha belle architetture, un centro storico stupendo, movida, la spiaggia… Tutto.

Arriviamo di sera e abbiamo subito l’ impatto con una città estremamente viva e divertente. Si entra dalle Torri de Serrans che sono una delle dodici porte che si aprivano nelle antiche mura della città di Valencia.

Il fronte e il ‘retro’ della cattedrale rispecchiano le due epoche che hanno maggiormente influito sulla struttura, gotico e barocco.

Ci imbattiamo anche nel mercato centrale, in stile modernista con piastrelle e vetri colorati.

E naturalmente non ci si può esimere dall’ assaggiare la paella valenciana che ai mariscos aggiunge la carne. Consiglio il fast food di tapas tipiche Boatella in piazza del Mercato.

Iniziamo la visita l’indomani dalla chiesa di San Nicola che divenne parrocchia nel 1242 e fu una delle dodici prime parrocchie cristiane a Valencia. Con le varie trasformazioni, la Chiesa di San Nicola unì alla struttura gotica del XV secolo, la decorazione barocca del XVII secolo. I suoi affreschi ricoprono interamente tutte le pareti e per questo motivo è chiamata la Cappella Sistina di Valencia. Durante la Guerra Civile, la chiesa subì numerosi danni e saccheggi e si convertì in luogo di mercato, distruggendo le cappelle. Non apprezzo molto lo spettacolo di luci che come in un luna park viene somministrato ogni ora ai turisti, avrei trovato maggiore senso nello spettacolo se le luci avessero illuminato le varie scene dipinte, a turno, con qualche spiegazione. Lo spettacolo invece cambia la fisionomia degli spazi inutilmente, giusto per soddisfare un turismo che apprezza la spettacolarizzazione senza guardare la sostanza. A questa bella chiesa non occorre alcuno spettacolo di luci.
Nel 1981 è stata dichiarata Monumento storico artistico nazionale.

Dopo la chiesa di San Nicola visitiamo la Cattedrale. La struttura è gotica ma l’altare è stato decisamente rivisto e corretto in età barocca.

La prima cappella a destra dall’ ingresso presenta due bei dipinti di Goya, commissionati nel 1788 da duchi di Osuna. Raffigurano San Francesco Borgia che si congeda dalla sua famiglia e il Santo al letto di morte di un impenitente.

Ma la parte più spettacolare della Cattedrale è la cappella dedicata al Santo Graal. Per questo purtroppo non c’è l’acquisto anticipato ma bisogna fare la coda e apre solo alle 14.

La tradizione vuole che la Sacra Reliquia sia stata portata da Gerusalemme a Roma da San Pietro. Nel III secolo San Lorenzo prima del martirio affidò il calice a un gruppo di fedeli per farlo nascondere in Spagna dove rimase per secoli nascosto. Nel 1400 Re Martino I prese il calice dai monaci e lo inserì tra i beni del tesoro reale di Aragona. Alfonso il magnanimo lo trasferì a Valencia e venne impegnato per coprire le spese militari per la conquista di Napoli nel 1437. Così dai monarchi passò definitivamente alla chiesa.

Esami recenti confermano la datazione al I secolo a.C. della coppa. Le anse e il piede invece sono state aggiunte successivamente. Strepitoso l’altare in alabastro scolpito da artisti fiorentini. Mentre la cappella è gotica, questo è decisamente rinascimentale. Giovanni Paolo II nel 1982 e Benedetto XVI nel 2006 hanno officiato Messa con esso.

La cappella è visibile solo tra le 14 e le 17.30 e c’è parecchia coda per entrare ma ne vale la pena.

Il museo della Cattedrale presenta tra gli altri un’Ultima Cena che presenta il Santo Graal esattamente davanti a Cristo.

Per concludere la giornata visitiamo rapidamente il Museo di Belle Arti. Notevole la sala dedicata a Goya

e le opere di Joaquin Sorolla, artista che apprezzo per la luce presente nelle sue opere e che da qualche anno cerco in tutti i musei che visito. Magnifica la sua casa museo a Madrid.

Tra le altre opere, notevoli alcuni Jusepe de Ribera

e di Rubens.

Anche le spiagge di Valencia sono molto belle e questo contribuisce a rendere la città ancora più interessante.

Un consiglio per cena a Valencia:

Tapas da Boatella, in piazza del Mercato https://share.google/fnRmJC7VaMw4be7od

ALICANTE

Allcante è una città che si sviluppa in una striscia lungo mare. Mi sembra di rivedere la banane di Cannes, zona a ridosso della costa che presenta
i palazzi più belli. Il castello di Santa Barbara che sorge di una collina di poco arretrata rispetto alla  banane è una delle fortezze medievali più grandi di Spagna. È composto da tre livelli: La Torreta, il livello più alto. Qui si trovano i resti più antichi della fortezza, risalenti al XIV secolo, e un’imponente torre. Nel livello intermedio si trovano sale ed ambienti costruiti nel secolo XVI, come il Salone Felipe II, il Corpo di Guardia, il Baluardo della Regina e il Patio dell’esercito. Il livello inferiore risale al secolo XVIII: qui si trova il Revellín del Bon Repós, oggi usato come parcheggio. Il castello fu aperto al pubblico nel 1963, dopo anni di totale abbandono. Lo stesso anno fu inaugurato l’ascensore che porta in cima percorrendo 142,70 metri dentro la montagna e a cui si accede attraverso un tunnel lungo 204,83 metri.

La spiaggia si sviluppa per km sul mare ed è molto bella peccato per le alghe in grande quantità e la scarsità dei parcheggi.

Consiglio per cena ad Alicante:

Alicante, Le Kanottier https://share.google/SHHUHVZj2ZYUr5G2p

GRANADA

Granada è tutta su e giù e molto raccolta, piuttosto movimentata e allegra. I turisti si mischiano agli studenti e ai residenti in un caos gioioso.


La sua storia di Granada è indissolubilmente legata alla figura dei Re Cattolici Isabella I di Castiglia e Ferdinando II di Aragona. Giunsero in città nel 1482, e portarono avanti un’importante campagna militare conosciuta come la Guerra di Granada, che ebbe fine con l’espulsione definitiva dei musulmani e la conquista della città.

I due sovrani decisero, dunque, di costruire la loro cappella sepolcrale nella città granadina per consacrare definitivamente la loro esistenza a questa città. La cappella fu costruita sull’antica moschea maggiore della città e fu terminata nel 1517. Fino ad allora, i resti dei sovrani furono sepolti nel convento di San Francesco dell’Alhambra.

Cominciamo la nostra visita dalla ALHAMBRA. Consiglio fortemente l’acquisto on line dei biglietti con settimane di anticipo. Il complesso è tra i massimi capolavori dell’arte araba. Concepita inizialmente come cittadina militare arroccata sulla collina, divenne alla metà del 1200 la residenza della famiglia reale della corte dei Nasridi. L’ Alcazaba composta da mura e torri è retaggio del ruolo militare che ebbe il complesso.

Attorno ai palazzi si sviluppava la Medina con botteghe laboratori e forni. Nel 1492 dopo la conquista della città, Carlo V volle costruire qui un grande palazzo mai terminato.

Indipendente ma collegato al complesso dell’Alhambra è il Generalife una residenza estiva e delizie dei sultani circondato da orti e giardini.

Ma il cuore dell’ Alhambra sono sicuramente i Palazzi Nasridi, splendidi.

In questi spazi l’horror vacui, le iscrizioni in arabo, i decori ispirati alla natura e la simbologia dei numeri trovano ampio svolgimento.

Le decorazioni a nido d’ape dei soffitti sono studiate per catturare la luce e trasmetterla alla stanza.

Il Patio dei Leoni è il luogo più conosciuto dell’Alhambra. È stato utilizzato anche per diverse scene dei Trono di Spade. Il suo nome deriva dai dodici leoni che circondano la fontana centrale e su cui poggia la grande coppa dodecagonale. Questa fontana, in marmo bianco, è uno degli esempi più importanti della scultura musulmana. Sul bordo della coppa è inciso un poema di Ibn Zamrak.

La galleria del chiostro con la Fontana dei Leoni è sostenuta da 124 colonne di marmo bianco e fusto sottile, con numerosi anelli nella parte superiore, che sorreggono capitelli con iscrizioni e motivi vegetali. Sotto il fregio di legno intagliato si trovano archi rialzati in gesso.

Il Patio è stato commissionato da Mohamed V, ha una pianta rettangolare ed è circondato da una galleria simile a un chiostro cristiano, lontano dallo stile tipico del patio musulmano andaluso, più simile al Patio dei Mirti (nella foto sotto).

Il complesso è grande ma non immenso e stancante quanto pensavo quindi, se ben equipaggiati di acqua e foulard bagnati, si può facilmente sopravvivere.

La Cattedrale

La cattedrale è un grandioso edificio voluto da Carlo V così come l’ampliamento della Capilla Real che egli volle perché riteneva inadatta la cappella che Isabella di Castiglia e Ferdinando D’Aragona si erano fatti costruire, troppo semplici in relazione alla loro importanza per la storia della Spagna.

La pianta della Cattedrale, disegnata da Diego de Siloé che vi lavorò dal 1528 al 1563, si ispira ai templi funerari paleocristiani, con analogie alla Chiesa del Santo Sepolcro di Gerusalemme. É enorme, con un’abside circolare con deambulatorio e 5 navate. Tra il 1600 e il 1700 la chiesa venne completata. L’interno è scandito da cinque navate sorrette da venti pilastri. È maestosa ed opulenta.

Una delle cappelle presenta un retablo barocco pazzesco, con dipinti di Jusepe de Ribera, Alonso Cano e El Greco.

Abbiamo la fortuna di visitare la Cattedrale mentre è in corso una mostra sulle processione. Ridonanza e opulenza sono le parole chiave…

Da un ingresso a parte ma con biglietto congiunto, si può visitare la Capilla Real che è una meraviglia. I re cattolici vollero essere sepolti nel cuore di Granada, agognata e simbolica conquista. Isabella morì nel 1504 e Ferdinando dodici anni dopo. La regina Isabella avrebbe voluto un’estetica austera ma, al momento della sua morte, suo marito non rispettò questo desiderio e ordinò la costruzione di un sepolcro in stile rinascimentale pieno di dettagli. 

Nel centro della volta a crociera della cappella ci sono due sepolcri scolpiti in marmo, uno per Isabella e Ferdinando, l’ altro per la figlia Giovanna e suo marito Filippo. Il monumenti sono decorati con medaglioni e con figure di santi e angeli.

Sotto le tombe vi è una piccola cripta alla quale si accede attraverso delle scale. Qui si possono osservare i feretri di piombo dei quattro membri della famiglia reale e il sarcofago del nipote dei Re Cattolici, Michele della Pace, morto a soli 2 anni. Michele era figlio di Isabella, figlia di Isabella e Ferdinando, e del re del Portogallo. Se fosse sopravvissuto avrebbe ereditato entrambi i regni.
Questa austera cripta ospita anche oggetti personali dei sovrani di Spagna, come le corone e lo scettro.

La Sacrestia-Museo custodisce il tesoro di Isabella che per la cronaca include un Botticelli, un Perugino e tre Memling.

Non si possono fare foto quindi ne rubo una da internet.

Per motivi di tempo noi non riusciamo a visitare il Real Monasterio de San Jerónimo ma lo segnalo perché è il primo monastero cristiano fondato a Granada dopo la Reconquista  del 1492.

La chiesa rappresenta la transizione dal gotico al rinascimento e presenta una pianta a croce latina a navata unica con grande cupola. Il presbiterio risponde ai vincoli delle chiese dell’ordine gerolamino, con coro rialzato e l’altare in cima ad un’ampia scalinata.

Venne costruita fra il 1496 e il 1547 ed è il frutto della collaborazione fra Diego de Siloé e Jacopo Fiorentino, con una fastosa decorazione rinascimentale di sculture e affreschi. 

Consiglio per cena a Granada:

Los Diamantes https://share.google/AKmGZQh7XXMdqndJZ

Tapas di pesce e di verdure fritte, con tavoloni  tipo mensa.

CORDOBA

Il numero di abitanti di Cordoba è lo stesso di quelli di Granada ma la città è estremamente diversa. Il centro storico e l’antico quartiere ebraico della Juderia, sono le parti più interessanti ma sono popolate esclusivamente da turisti e non sembra ci sia scambio con la popolazione residente, né tantomeno con gli studenti come invece avveniva Granada. Le due città sono molto diverse e abbiamo l’impressione che Cordoba sia meno ospitale.

Imprescindibile è la visita alla Mezquita-cattedrale, una delle opere d’arte più belle che io abbia mai visto.

Consiglio vivamente di acquistare biglietti online con forte anticipo.

È frutto della trasformazione in chiesa di una delle più splendide moschee che furono mai erette. A sua volta la moschea era stata edificata su una basilica visigota dedicata a San Vincenzo. Ampliata fino a tutto il X secolo, dopo la conquista cristiana nel 1236 la moschea fu trasformata in chiesa e consacrata all’Assunta. Nuove modifiche furono decise da Carlo V ma la tradizione racconta che dopo aver visto la grandezza della moschea l’ imperatore si fosse rammaricato di averne chiesto la trasformazione.

L’interno è ripartito in diciannove navate in senso longitudinale e in 36 più strette in senso trasversale, ed è scandito da 850 colonne in marmo, granito, diaspro e altri materiali preziosi. Ma la loro funzione è puramente decorativa perché il tetto è sorretto dalla archi.

La Cattedrale è stata proprio costruita nel cuore della moschea.

Non ci sono parole per descrivere quanto sia bello questo edificio.

Anche la salita alla torre campanaria -ex minareto– è una bella sorpresa.

Dall’ alto si gode di un’ ottima vista sulla città di Cordoba

Oltre alla Mezquita sono interessanti da vedere il ponte romano del I secolo a. C., 

la cappella di San Bartolomé che presenta azulejos del XIII XIV secolo,

Palacio de Viana con i suoi 12 patios

e la Plaza dei Capuchinos sulla quale si erge un monumento particolare: si tratta di un crocifisso in pietra particolarmente amato dalla devozione popolare che lo chiama il Cristo de los Faroles per le 8 grandi lanterne che lo circondano.

Diversi angoli di Cordoba sono molto suggestivi.

Ci sono anche resti romani visto che la Spagna non solo è stata una provincia dell’ Impero ma nel I secolo a.C. era anche la provincia più ricca.

Terminata la visita di Cordoba ci spostiamo a Malaga.

MALAGA

La Cattedrale è maestosa, di diversi stili dal tardo gotico al neogotico passando per il classicismo e il barocco. La complessità del progetto di Diego de Siloe venne poi abbandonata nel 1783 e la Cattedrale rimase incompiuta come ci racconta la mancanza della tetto della torre di destra che è soprannominata infatti ‘Manquita’. Nulla comunque ne intacca la maestosità.

Strepitoso il coro che è ornato di statue di santi, 42 delle quali sono di Pedro de Mena (1658).

Ogni cappella è riccamente decorata.

Museo Picasso

Finita la visita alla cattedrale ci dedichiamo al Museo Picasso che è poco distante. Picasso abitò a Malaga solo per i primi dieci anni della sua vita ma ciò nonostante la Fondazione e la città di tributano un museo molto più importante di tanti altri, ad esempio quello di Barcellona. Numerose le opere di rilievo.

In Plaza de la Merced 15 è anche possibile visitare la casa natale di Picasso.

Domina la città dall’alto l’Alcazaba, grande Fortezza moresca con ai suoi piedi un teatro romano. Vi è anche una seconda Fortezza chiamata Castillo de Gibralfaro che è stata realizzata nel 1300 per ordine di un re Moro ed è collegata al cammino di ronda dell’Alcazaba. In questa sede vi era precedentemente una piazzaforte di epoca fenicia. Per completare il quadro vi è anche un museo Thyssen Bornemisza ma purtroppo è chiuso al nostro arrivo. Infine, il mercato di Atarazanas, mercato centrale di Malaga, è un bellissimo edificio che incorpora il portale monumentale di un cantiere di epoca moresca in una struttura in ferro tipica.

Malaga è davvero piacevole, con le sue strade affollate e piene di negozi. Noi la visitiamo il giorno di Ferragosto che è un giorno speciale per la città: donne in costume tradizionali festeggiano per le strade con canti e balli e uno spettacolo di droni e fuochi di artificio apre la settimana di celebrazioni della Feria.

L’unica grossa pecca di Malaga è la spiaggia. La Playa de la Malagueta ha sabbia molto scura e lascia tracce su costumi e teli. Per approfittare di una bella spiaggia conviene scendere poco più a sud, a Torremolinos.

MARBELLA

Marbella è una delizia. Al di là delle mega costruzioni degli anni 70 e 80 e alla speculazione di oggi, il borgo antico -chiamato casco antiguo– conserva il suo fascino originale.

Ci sono non solo i resti di un castello del X secolo

e l’incantevole chiesa di Nuestra Señora de la Incarnation

ma ci sono decine di vie con case bianche, vasi di fuori e decorazioni tipiche andaluse

e la Plaza de los Naranjos invasa dai tavolini dei pittoreschi ristorantini.

RONDA

Ronda è il più famoso dei Pueblos Blancos. Il nostro itinerario -che prevede solo una rapida incursione nell’entroterra e un ritorno sulla costa pressoché subitaneo, ci fa scegliere solo Ronda ma se da Marbella andassimo subito a Siviglia, ne attraverseremmo diversi.

Ronda è nota per il tajo che la divide e il ponte 160 metri sopra al fiume …ma a noi è piaciuto anche il vecchio borgo al quale si attiva dopo aver attraversato il ponte stesso.

Tra i monumenti, una casa di don Bosco con azulejos,

una bellissima chiesa ‘sproporzionata’ e incredibile rispetto alle dimensioni del borgo

e la Plaza de Toros l’arena che pare sia molto nota.

GIBILTERRA

Dopo la puntata a Ronda scendiamo a Gibilterra, senza però entrare in territorio inglese perché non riteniamo sia particolarmente interessante. La rocca è territorio britannico dal 1713 e la volontà dei suoi cittadini di restare britannici è stata confermata da un referendum nel 1967.

Ci teniamo sotto la rocca e approfittiamo delle deliziose House Boat del porto turistico per una notte. Sono prenotabili su Airbnb e sono molto divertenti per i bambini.

TARIFA

Tariffa è un posto affascinante, non si può dire sia una bella città ma è sicuramente molto rinomata per gli sport come kitesurf e windsurf grazie al vento che spira sempre. Le spiagge sono incantevoli ma non mancano anche sorprese nel borgo.

Tra i punti più importanti della cittadina, i resti del Castillo de Guzman El Bueno che si erge tra la città vecchia e il porto,

la Iglesia de san Mateo

e Castillo de Santa Catalina, un edificio storico in stile rinascimentale del XVI secolo edificato nel 1931-1933 sulla collina panoramica vicino al porto. Attualmente, sebbene sia dichiarato Bene di Interesse Culturale, l’edificio è in stato di abbandono e non è accessibile all’interno.

Davanti ad esso c’è la bellissima Playa de la Chica, utilizzata in particolare dai locali. L’acqua qui è cristallina.

A 20 minuti da Tarifa si trova la strepitosa la Playa de Bolonia, sabbia quasi bianca e mare pulitissimo. Questo bagni a Tarifa sono stati i più belli della nostra vacanza.

CADICE

Tra Tarifa e Cadice ci sono spiaggie molto belle tra cui Playa de la Barrosa. In questa zona ci sono ville molto belle, tra palme e bouganvilles.

Noi puntiamo alla Playa de la Caletta dentro Cadice perché l’ Oceano è comunque freddino. La playa si trova chiusa tra Castillo San Sebastian a destra e Castillo de Santa Catalina a sinistra.

Alle spalle della spiaggetta si erge il Balneario Nuestra señora de la Palma y del Real, edificio modernista inaugurato nel 1926 purtroppo oggi molto rovinato.

Il centro storico non offre granché ma la Cattedrale è bellissima. La bicromia rilevabile all’ esterno è dovuto al fatto che inizialmente, nel 1722, era stata utilizzata un tipo di pietra ma, per motivi di costi, in una seconda fase di edificazione è stata utilizzata una pietra diversa, più calcarea e quindi meno resistente alla salsedine nella parte superiore. Per questo motivo la Cattedrale è abbastanza fragile e all’interno sono presenti reti per contenere eventuali cadute di calcinacci.

Molto interessante la salita sulla torre laterale che offre una vista panoramica a 360 gradi su Cadice e sull’oceano che ne bagna la costa.

JEREZ DE LA FRONTERA

In serata ci spostiamo di poco nell’entroterra e ceniamo a Jerez della Frontera che scopriamo essere un borgo molto più bello di Cadice. Pare che le due città rivaleggino poiché sebbene Jerez sia più ricca, Cadice è capoluogo di regione. Gli arabi resero Jerez un importante avamposto del regno di Granada e notevoli sono gli edifici che ne testimoniano la passata importanza. Oltre a un Alcazar dell’ XI secolo, bellissima è la Cattedrale, costruita tra il 1695 e 1778 che presenta parti gotiche, neoclassiche e una facciata barocca. Questa è una vera sorpresa.

SIVIGLIA

L’ultima tappa del nostro viaggio è Siviglia. Iniziamo la visita della città da casa de Pilatos, La dimora del Marchese di Tarifa che al ritorno da un viaggio in Terra Santa avrebbe scoperto che la residenza di famiglia distava dalla Chiesa della Cruz del Campo, distrutta poi nel 1810, quanto quella di Pilato dal Golgota. Da questo deriva il nome della casa che è un trionfo di azulejos ma non solo. Il figlio e poi il nipote del Marchese aggiunsero parti alla dimora in stile italiano e facendo ricorso ad architetti italiani.

Dopo questa magnifica dimora ci spostiamo in Plaza de España, il simbolo della città.

Si tratta di un gigantesco emiciclo con torri e scalinate definito da padiglioni decorati in marmo e azulejos.

Si trova all’interno del Parco Maria Luisa creato nel 1849 è diventato pubblico nel 1893.

É un luogo estremamente suggestivo e imperdibile.

Sono 48 i grandi pannelli in ceramica che circondano lo spazio centrale, tante quante erano le province spagnole.

La piazza fu costruita in occasione dell’Esposizione Iberoamericana del 1929. I lavori di costruzione iniziarono nel 1914 sotto la guida dell’architetto Aníbal González e terminarono alla fine degli anni venti. Viale Avenida de la Palmera che parte da parco e porta a sud è popolato dai padiglioni degli altri paesi partecipanti all’dell’Esposizione. Molti di essi oggi sono sede di consolati e di università e molti sono davvero splendidi.

Concludiamo il nostro lungo viaggio in Spagna con le due perle di Siviglia: la Cattedrale e i Reales Alcazares.

La visita alla Cattedrale comincia dalla Giralda, la torre campanaria alta 96 metri simbolo di Siviglia. È L’antico minareto del XII secolo al quale venne aggiunta nel 1500 la parte superiore culminante nella grande statua della fede del 1568, chiamata giradillo in quanto girevole. La torre con rampa a salire, non scalini, offre un eccezionale vista sulla città.

La Cattedrale è degna di una città come Siviglia. Cinque navate con un transetto che le incrocia e preziose cappelle ovunque. Si erge su una grande moschea che fu trasformato dopo la conquista della città da parte di Ferdinando III nel 1248 ma fu solo nel 1400 che la Cattedrale che vediamo oggi prese l’avvio.

Tra le parti più importanti, il coro con 117 stalli del 1500-1600

e la capilla mayor che presenta un magnifico retablo del 1482.

Il sepolcro di Cristoforo Colombo è molto interessante: presenta quattro araldi dal viso in alabastro che rappresentano le quattro corone di spagna, Leon, Castiglia, Navarra e Aragona.

Tra gli altri punti di interesse, la sacrestia de Los Calices con un dipinto di Goya rappresentante Santa Giusta e Santa Rufina del 1817, patrone della città e un Cristo in croce di Zurban del 1640. 

Infine in una cappella si trova un dipinto del 1656 di Murillo che rappresenta la visione di Sant’Antonio da Padova.

I Palazzi Reali sono strepitosi. Il complesso è il frutto della trasformazione del palazzo fortezza costruito dagli arabi a più riprese fino al XIII secolo. Le modifiche come al solito sono state successive alla Riconquista e quindi 400-500esche.

Dal cortile principale si accede al Cuarto del Almirante dove si trova un dipinto del 1536 di Alejo Fernandez che rappresenta la Madonna che benedice i navigantes.

Le sale che si visitano successivamente sono un susseguirsi di ambienti incredibili che culminano nel salon de los Embajadores di epoca araba ma con i ritratti dei re e delle regine di Castiglia.

Dal cortile principale si accede anche al Palacio Gotico che a differenza del primo palazzo, è tutto in stile europeo. Al piano nobile si trova una galleria con arazzi di Bruxelles del 1500 e nella quale Carlo V sposó Isabella del Portogallo. Il figlio della coppia poi fece decorare la sala con preziosi azulejos. Il colpo d’occhio è notevole. 

Per concludere della visita, non possiamo perdere i giardini e i baños sotterranei de Maria de Padilla.

È sempre difficile concludere la descrizione di un viaggio perché una frase finale non può riassumere tutte le esperienze vissute ma voglio essere sintetica: nel nostro viaggio abbiamo incontrato arte, cultura, biglietti e accessi facili da acquistare, buona cucina, spiagge libere attrezzate con toilettes pubbliche, fontanelle d’acqua, autostrada quasi del tutto gratuita, carburante a buon mercato, taxi a prezzi ragionevoli.

Tutto questo ha contribuito a farci ritenere la Spagna un’ ottima destinazione per un viaggio completo di cultura e divertimento.

I commenti sono chiusi.